Sventolando il bandierone

E’ vero, come qualcuno ha detto, che all’arrivo dei vaccini in Italia è partita “la fanfara italica”.

Servizi di apertura a tutti i tg, interviste tra furtive lacrime e reboanti retoriche, poesiole e moine.

Siamo fatti così, o disseminanti scetticismo o grondanti melassa.

La serietà no. E invece ce ne vorrebbe a vagoni, a corazzate, a portaerei.

Ma moriremo felici, con in mano l’ultimo pensiero, in rima baciata.

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Arrivare all’ultima pagina

La dipendenza da social mi ha causato, tra molti altri effetti, quello di non riuscire più a leggere in modo ordinato e costante. Perciò non leggo quasi più libri, e arrivare all’ultima pagina di un libro è diventato per me ormai un fatto molto raro.

E’ accaduto oggi, con la raccolta “ufficiale” dei racconti che Arthur Conan Doyle dedicò al suo Sherlock Holmes (“Le avventure di Sherlock Holmes”, pubblicato per la prima volta nel 1892).

Il libro, che avevo iniziato a leggere forse un anno fa, o più, lo acquistai in un’edicola della stazione di Bologna, da dove dovevo partire per Gatteo Mare, facendo sosta a Ravenna. Ricordo che, trovandolo senza alcuna etichetta, ne concordai il prezzo sul momento con l’edicolante.

E’ stato pubblicato nel 2010 da “Liberamente”, una sigla di RL Gruppo Editoriale, con sede a Santarcangelo di Romagna.

E’ stata una lettura godibilissima, leggera e distraente, di puro intrattenimento e divagazione. La traduzione (di autore non citato) è buona e rende bene lo stile un po’ ricercato dell’autore. La cura editoriale non è buonissima: ho trovato una notevole quantità di refusi.

Che il libro abbia avuto in sorte il fatto che io l’abbia letto fino in fondo, lo pone ipso facto tra i “superconsigliati”. Dubito assai che lo si trovi in questa edizione. Non ne mancano altre, probabilmente migliori.

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Forlì

Si parte per Forlì. Si va a controllare lo “stato di avanzamento” dei lavori. Finestre, pavimenti, pareti, impianti, piastrellature. Autocertificazione e via!

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Passeggiata

Quasi del tutto scomparso il dolore al ginocchio, oggi, nel pomeriggio un po’ avanzato, sono uscito di casa.

Era da qualche giorno che ci pensavo: la luce di oggi, limpida e pungente, mi ha convinto. Era freddo, però; e questo, insieme alla necessità di non affaticare il ginocchio, ha reso particolarmente breve l’uscita, protrattasi fino alla base del “Viale degli innamorati”, recentemente abbellito con panchine e lampioni, che dal Museo della Preistoria va fino a Villa Furla (detta anche Villa Bellaria).

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Cronache

Si continua nelle faccende solite cercando un po’ di salvaguardare la salute e un po’ di seguire le incombenze legate alle varie necessità.
Sono impelagato in una complessa vicenda di successione, che vede coinvolto un discreto numero di persone. Oggi ho fatto degli accertamenti sulla necessità di fare la voltura della Tari sulla casa del de cuius, con telefonate e relative lunghe attese al Comune di Bologna.
I piccioni continuano ad infestare il  balcone.
Il mondo degli appassionati di ultralight Radio in onde medie si concentra soprattutto fra gli Stati Uniti e la Tasmania e mi pare che in Italia non ci siano degli appassionati organizzati.
Susanna sta cercando di vendere le pellicce, ma per una in particolare (ocelot) c’è bisogno di un certificato dei Carabinieri e allora bisogna rivolgersi all’ufficio competente, ma il numero non risponde.

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Reclusi

Reclusi perché autoreclusi o perché costretti? Per amore o per forza? Intanto mi guardo altri film di Verdone, coltivo le nuove dimensioni della mia passione per la radio e porto avanti gli “affari di famiglia”. Ogni giorno, ma in modo svogliato, consultiamo e consideriamo i dati della pandemia e rinnovo i buoni propositi di leggere un po’ di più di quel niente a cui mi sono ridotto. In realtà la lettura non è scomparsa dal mio orizzonte, ma si è radicalmente trasformata. Leggo tutto il giorno, ma nella forma frammentata dei social. Qui e là, a pezzettini. E non va bene. Perché poi si frammenta anche la mente, e diventa incapace di applicazione complessa. Vedremo.

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Candidati

Forse sono un istintivo, un superficiale; ma l’impressione iniziale, la parte del “naso” (come, con un gesto eloquente, faceva intendere un mio vecchio collega), mi guidano sempre assai; spesso più della razionale valutazione di tutti gli aspetti rilevanti delle questioni.
Per questo succede, per esempio, che io preferisca candidati politici che sostengono più di altri programmi più lontani dai famigerati “princìpi non negoziabili” di discutibile memoria (ma sempre attuali, e anche di moda, in qualche caso), ma a mio avviso più presentabili quanto a (ipotetica) capacità di governo della cosa pubblica. E questo perché non mi sento partecipe della medesima solo per ottenere da lei corrispondenze lobbistiche, ma in tutto e per tutto. Io sono lietamente antiabortista, ma non me la sarei sentita di appoggiare per questo Trump.

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Sosta

 

È una sosta. Fra me e me, col rumore dei piatti, dei bicchieri, della macchina del caffè e degli sportelli. E le voci sorridenti di gente in vacanza. C’è anche musica in sottofondo, ed è la componente meno gradevole, anche se l’audio non è cattivo.

È il Bar de Penia, luogo di ristoro che a volte, soprattutto d’inverno, o nelle giornate tempestose, si eleva a luogo di rifugio. Anche per la familiarità che vi regna, con ogni ordinazione che si muta in conversazione.

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Domenica 12 luglio 2020

“Ecco, il seminatore uscì a seminare.”

Ho sempre trovato di grande suggestione narrativa questo “attacco” di parabola.

Era nel Vangelo di oggi, ascoltato nella piccola chiesa di Alba di Canazei, dedicata a Sant’Antonio Abate.

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L’Aleph e l’afa

aleph

Non avevo letto mai niente di Jorge Luis Borges. In un pomeriggio afoso di primavera, nell’anticamera di un notaio di Forlì, presago di un’attesa di durata insopportabile, e col telefono semiscarico, ho deciso di scendere in Piazza Saffi, alla ricerca di un’edicola, per acquistare qualcosa da leggere. La più fornita, a giudicare dalle dimensioni, era chiusa. L’altra, prossima al porticato del Comune, desolatamente sguarnita. Fu però il giornalaio stesso ad indicarmi, sul fondo della grande piazza, una libreria Feltrinelli, sulla cui vetrina campeggiava un’enorme effigie di Federico Fellini. Dopo un po’ di fila e qualche operazione igienica entro, e stancamente (per il caldo) percorro svariati reparti. Sulla via dell’uscita, incitato dagli avvisi di imminente chiusura, mi risolvo per “L’Aleph”, dell’Universale Economica Feltrinelli. Torno dal notaio e mi metto a leggere. Rimango sorpreso dalla scoperta di una scrittura che mai avevo incontrato prima. Una creazione fantastica dagli sviluppi frattalici, aperture di mondi, di universi fra lo storico e l’onirico, rimandi da dettagli puntiformi a meditazioni metafisiche. Sto proseguendo la lettura sempre più convinto di dover conoscere le altre cose di questo magnifico autore, che nell’insignificante sa far balenare l’infinito.

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