Fiorello: scenografia e adrenalina

E bravo Fiorello! Inizio alla grande con Jovanotti, e poi avanti con Roberto Bolle, Roberto Benigni, Pippo Baudo… E’ il fuoriclasse, l’outsider dell’intrattenimento italiano, al punto da farci chiedere se non finirà per sentirsi anche un po’ prigioniero di questo suo ruolo da supervincitore.

A proposito del “super” mi viene in mente anche questa scenografia, giocata sulla grandiosità, e che, proprio per l’obbligo che impone al conduttore di stare in alto, su quella passerella elevata che lui percorre incessantemente avanti e indietro, con gran vorticare di telecamere per terra e per aria, forse finisce per obbligarlo ad assumere il tipico sovratono dall’”a me gli occhi”. E gli spettatori non possono che seguirlo di qua e di là, come in una partita di tennis (la cosa per chi lo guarda in tv è meno rilevante, ma l’effetto arriva).

Forse, allora, la struttura ad arena, col pubblico in alto e gli artisti in basso, al centro, potrebbe limitare la tendenza ai toni gridati, e favorirebbe un clima più sobrio, ma allo stesso tempo più intenso. Che so, un solo faro addosso, e non venti, dieci telecamere, e non quaranta; ma, in compenso, la possibilità di esaltare anche la dimensione più fine del talento di Rosario. Dopo un po’, gli show troppo adrenalinici mi addormentano.

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