Archivio per gennaio 2012

Giorno della memoria, ed ecologia del linguaggio

Oggi mi è sembrato di cogliere, ascoltando i notiziari della radio, un equivoco: ho sentito che si parlava di “Chiesa”, mentre sarebbe stato corretto dire “Vaticano”.

In pratica, si usano le due parole come sinonimi. Più precisamente, ci si sente legittimati a chiamare “Chiesa” il Vaticano, ma quasi mai si cade nell’errore opposto, e cioè chiamare “Vaticano” la Chiesa.

Si semplifica, dunque, e si ammette l’assegnazione del termine generale a ciò che invece, di quella tale cosa, è semplicemente una espressione formale, per quanto importante.

E questo fatto mi si è intrecciato, nella testa, con quello relativo alla politica, che ho trovato del tutto analogo. E cioè: si assegna il termine “politica” al Parlamento (i costi della “politica”). E anche in questo caso, come nel precedente, non ci si sognerebbe di fare il contrario, cioè di chiamare “Parlamento”, o “parlamentari”, l’attività politica dei militanti o dei simpatizzanti, e chi la svolge.

Semplificazione micidiale. Se da un lato si insegna a stuoli di burocrati la più “correct” delle astrazioni (“utenza” invece che persone, “viabilità” invece che strade, e via precipitando), dall’altro si attaccano marchi tanto generici quanto indelebili a chi esercita un ruolo, come se ruolo e persona fossero tutt’uno. Facile, ovviamente, arrivare a perdere il rispetto per le persone. Tu sei un “politico”? Ti tiro le monetine. Tu sei un cattolico? Mi fai schifo perché stai coi preti pedofili. Tu sei ebreo? Già…

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Castellucci: retromarcia ridicola

Per tornare un attimo alle questioni relative al controverso spettacolo di Castellucci, mi sembra da notare la spiegazione data dal regista cesenate circa il liquido che cola sull’immagine di Cristo, alla fine dello spettacolo. Lui dice che è inchiostro, e che è l’inchiostro delle Sacre Scritture. Francamente questa cosa qui mi pare un po’ ridicola. In tutto lo spettacolo non c’è altro che m…a. Lui stesso parlava di “m…a sul volto di Dio” e adesso è diventato l’inchiostro delle Sacre Scritture…

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Lupi è per l’eutanasia dei processi. “Era quasi morto…”

“Perché è chiaro – osserva Maurizio Lupi – che una condanna che arriva a un giorno dalla prescrizione significa che anche il collegio dei giudici, oltre alla procura, si è accanito. E per noi sarebbe una sentenza politica con conseguenze politiche. Perché i giudici non vivono sulla luna”.

Curiosa questa espressione (“accanito”). Mi ha fatto venire in mente l’accanimento terapeutico. Il processo è agli sgoccioli? E’ meglio sopprimerlo. La diagnosi è infausta? Non prolunghiamo inutili sofferenze (al proprio leader politico).

Anziché dimostrare la propria innocenza, Berlusconi e i suoi se la prendono coi giudici “troppo zelanti”. I “giudici che non vivono sulla luna” che cosa dovrebbero fare? Non guardare solo alla legge, come è loro dovere, ma ad altri fattori? La giustizia ha mille difetti, ma i gradi di giudizio sono tre. E’ meglio che Berlusconi li percorra e sostenga e dimostri la propria innocenza, anziché piagnucolare contro i giudici cattivoni. E l’amico Lupi  sbaglia ad appoggiarlo. L’avrebbe dovuto mollare secoli fa.

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Sul concetto di m…a nello spettacolo di Castellucci

Io avevo capito che la m…a non c’era, sul volto di Cristo. L’ha detto lui, e anzi sembrava proprio offeso lui, nel rifiutare indignato questa accusa. Ma oggi trovo questa intervista, in cui sembra proprio (a 5’00” e seguenti)parlarne apertamente. Certo, non dice che c’è, o che c’era ad Avignone, ma, insomma, ne parla come di una cosa che appartiene allo spettacolo. Inoltre ho trovato un articolo dei tempi di Avignone, nel quale si racconta che il personaggio del padre, alla fine dello spettacolo, saliva con una scala dietro il telo del volto di Cristo col secchio in mano (il secchio contiene quella cosa lì), e la faceva filtrare proprio da dietro il volto. Insomma: c’è, c’era, non c’è mai stata, ci sarà…

Adesso con questa intervista non so a chi credere: al Castellucci di oggi, a quello dell’intervista? O c’è una coerenza, in tutto questo? Se dicessi di sì, forse sarei offensivo verso Castellucci, e non voglio esserlo.

Se c’è gesto offensivo nei confronti dell’immagine di Cristo, si può parlare di bestemmia senza farne un dramma. Lo è. Lo può essere. I gesti violenti, le accuse verso Dio ci sono sempre state. Non casca il mondo. Un artista deve assumersene la responsabilità. Quello che non mi convince è questa negazione sdegnata: “Io? Io bestemmiare? e quando mai? Anzi, mi indigno con chi l’ha pensato…”

Qualcuno tira in ballo Testori, che è ben altra cosa. Testori non ha mai negato l’offesa a Dio. La spiegava come espressione della disperazione umana. Semplice, no? Invece qui la vedo diversa; forse un po’ tortuosa. Non vi pare?

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Davide Rondoni e i semplici di cuore

Davide Rondoni, in quel poco che leggo di lui, ha spesso uno stile un po’ ruvido e sbrigativo. Altre volte si appoggia alla grande lezione stilistica testoriana e mi appare più meditativo e profondo. Oggi, comunque, ho letto questa sua frase:

“Il cristianesimo resta – nel suo nocciolo di esperienza umana di liberazione nel vivo drammatico della esistenza – una cosa sconosciuta se non ai semplici di cuore.”

Tralascio la questione “cristianesimo” (io temo che spesso si confonda Cristo col cristianesimo, col rischio di adorare più questo che quello), e dico che la frase è bella. Ma, mi chiedo, stimolato dalla sua riflessione: non dovevamo attrezzarci per essere “pronti a rendere ragione… ecc. ecc.”? Certo. Ma, nello stesso tempo, l’invito è chiaro: dobbiamo essere semplici di cuore. Quanto siamo lontani, tutti, dal poeta al blogger, da questo? e, quindi, dalla comprensione del “cristianesimo”? E come si fa a farsi semplici di cuore senza rinunciare a ragionare, scrivere poesie, pubblicare editoriali, o, per venire più alla mia portata, postare su Facebook? Mi piacerebbe sentirmelo spiegare da Rondoni. Magari prima o poi succederà.

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David Letterman su Schettino…

tvandtv

Ieri sera ancora David Letterman apre con Schettino:
– “Mi affascina il fatto che una nostra auto media, abbia un navigatore più efficace di una nave da crociera italiana” (risate)
– “… regola numero 1, quando la nave affonda attento a non cascare nella scialuppa“.(risate)

E l’altro giorno:
– “Settimana intensa x i trasporti, un opossum in metropolitanae uno volpone sulla nave da crociera italiana.” (risate)
– “… si suppone che il capitano sia l’ultimo ad abbandonare la nave ma quest’uomo è stato il primo ad abbandonare la nave, avrà detto: -nn siamo lontani dalla terra ci rivediamo in città-” (risate)
– “… gli hanno urlato: -Torna sulla nave- e lui ha risposto: -No è buio-” (risate)
– “… dice che è scivolato nella sciluppa, siete mai stati in una nave da crociera? Il pericolo maggiore è incimpare …

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Carron e il rapporto fra CL e la politica: interessante

Ho trovato interessante l’intervista di Julian Carron, leader di CL, al Corriere della Sera. Il tema è quello del rapporto del movimento con la politica. Il succo è ben esposto nel titolo che è stato dato all’articolo di Aldo Cazzullo: “CL deve vigilare di più per evitare di farsi usare”. L’esperienza politica di CL è di un forte sostegno a Forza Italia prima e al Popolo della Libertà dopo e di un coinvolgimento diretto, molto forte, di alcuni suoi esponenti nell’ambito della maggioranza berlusconiana. Indimenticabile la battuta di Roberto Formigoni alle notizie delle storie del Cavaliere con Ruby: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

Ora, il vertice di CL dice. “Non esistono candidati di Cl, non esistono politici di Cl. Questa cosa, prima si chiarisce, meglio è.” Il che vuol dire, se non capisco male, che un ciellino può anche non votare per “l’amico”, come fra loro si definiscono.

Addirittura, Carron mostra una certa disponibilità alla domanda “Un ciellino può votare a sinistra?” Risponde, infatti: “Dipende da cosa vogliono dire destra e sinistra.”

Mi piace, questo Carron, perché mi sembra di vedere nelle sue parole un passo avanti (o indietro) rispetto alla triste situazione nella quale molti suoi seguaci secondo me si sono impelagati.

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