Archivio per giugno 2012

Berlusconi vuole rompere

Dario Franceschini ha detto che il PDL vuole rompere. Intendeva “sfasciare la legislatura e provocare le elezioni antipate”, naturalmente; non che vuole disturbare.

Io penso che purtroppo ci sia molto di vero. E credo anche che sarebbe una sciagura, e quindi sarebbe da irresponsabili provocarla. Ma da Berlusconi ci si deve aspettare di tutto. Per esempio ora c’è questa storia di voler cambiare la costituzione con qualche emendamento in quattro e quattr’otto, perché, come il cavaliere va predicando, “con questa costituzione non si può governare”. Secondo me si può governare benissimo. E ha fatto benissimo il Presidente della Repubblica a ricordare che oggi non è questa l’urgenza. E poi non è che Berlusconi vuole cambiare la Costituzione in un dettaglio. No, lui vuole cambiare la forma dello Stato, e passare dalla Repubblica parlamentare alla Repubblica presidenziale, con l’elezione diretta del Capo dello Stato!

Non che sia un delitto pensare che sia bene farlo. Lo si può pensare e forse lo si può anche fare, ma, trattandosi di cose serie, ci vuole tempo e profonda ponderazione. Ma forse non si tratta di cose serie, si tratta solo di un modo che Berlusconi usa per attirare l’attenzione su di sé su questioni impossibili e prendere tempo. Tenere alta la tensione politica sperando che quando il suo pubblico è ben cotto lo voti in massa e ritorni in sella, salvandosi dai suoi guai giudiziari.

Cerchiamo di scamparla. Monti otterrà qualcosa di positivo, a Bruxelles. Bisognerebbe cercare di farne tesoro, anziché buttare tutto in vacca.

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Il tempo passa e il voto si avvicina

Quindi, oggi il PDL, alla Camera, ha votato la fiducia al Governo, sul cosiddetto “decreto lavoro”, con i seguenti numeri: su 209 deputati, 7 hanno votato contro, 34 si sono astenuti, 46 erano assenti. E Cicchitto ha dato l’ultimatum: che sia l’ultima volta che si chiede la fiducia senza un dibattito approfondito; e ha fatto le sue sette richieste al Governo, con piglio deciso. Qualcosa mi dice che Berlusconi ha una gran voglia di tornare in pista. Adesso vado a vedere come è messo con i processi. Ah, oggi è stato prosciolto in quello sui diritti televisivi perché il fatto non sussiste, salvo per alcune parti, per le quali è scattata la prescrizione. Me ne rallegro. Tutte le decisioni della magistratura vanno rispettate.

In ogni caso, mi fa piacere vedere il convinto sostegno che Casini continua a dichiarare per il Governo Monti, seguito a ruota da Bersani. E sto con Bersani nel giudizio ampiamente positivo sulla proposta, venuta da Pier,  di alleanza fra PD e UDC. Ci vuole, se si vogliono vincere le elezioni, e per la ricostruzione di uno schieramento politico moderato-progressista che possa governare il paese con serietà e consenso adeguato. Le diverse posizioni anche su temi sensibili potrebbero costituire un terreno di confronto migliore, fra alleati, che fra avversari. Si potrebbe sperare in più ragionamenti e meno tifo. Certo, vedo intorno a me tantissimi “superlaici” che fischiano il Papa e bacerebbero la mano al Dalai Lama, e per loro il partito di Casini è il ripostiglio in cui sono riusciti a buttare l’odiata Binetti, pensando di poter finalmente respirare un’aria meno satura d’incenso. Spero che se ne possano fare una ragione, visto il consenso elettorale che la coalizione otterrebbe. Ma, si sa, i duri e puri ci sono un po’ dappertutto. Portano bandiere immacolate, e perdono le elezioni.

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Valori e tariffe

Le”funzioni non tariffabili” sono valori negoziabili?

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Il tipico giornalismo “pressappoco”, fra “bufere”, “scomuniche”, e borse che “sprofondano”

Non è mica giornalismo. E’ cabaret. Se un giornalista se ne frega della precisione, della competenza rispetto alle cose di cui parla, come si può anche solo pensare che si tratti di giornalismo? Questo accade soprattutto quando si ha a che fare con temi e vicende che riguardano la Chiesa. Ogni benché minima critica a qualcosa diventa una “scomunica”, perché è più pittoresco (a scelta, “anatema”). In questo caso specifico, poi, non si capisce poi perché, per aver criticato l’intervento del prete, la “Chiesa” abbia voluto, di conseguenza, “difendere” il comico. Questo è il giornalismo.

affaritaliani.libero.it - 6 giugno 2012 - ore 17.20

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Avvenire e il Papa: “Siamo i migliori”

Alla fine del suo ispirato editoriale su Avvenire di oggi, dal titolo “Guai a chi ce lo tocca”, Francesco Ognibene scrive:

“Dove la trovo, in giro, gente di una simile sostanza umana, capace di dar vita a una giornata così densa, ricca, consolante, vera come quella di ieri?
Fuori da questa Chiesa che splende nel mattino di un sabato di giugno ci sentiremmo soli. E il nostro Papa, che ci saluta dal prato di uno stadio colmo di luce e di cori di gioia, ce lo teniamo stretto. Guai a chi ce lo tocca.”

Quello che mi colpisce è l’insistito uso del pronome personale “noi”, e in una chiave, per la verità, non universalistica. E’ un noi che non parla di umanità intera, quella che, nella “domenica senza tramonto, (…) entrerà nel [Suo] riposo.” E’ un noi che parla di un gruppo. E non si intravvede la destinazione universale (la “sacerdotalità”) di questo gruppo, ma l’orgoglio di farne parte, perché, in sostanza, dove la trovi, in giro, della gente così?

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Dio non è “il mistero”

Io non amo che si parli di mistero, e neanche di “mistero”, e neppure di “Mistero”. Anzi, mi fa venire in mente quelle trasmissini televisive sui misteri, i fatti misteriosi, l’ignoto, il paranormale, tutte quelle robe lì, con relativa letteratura fra i Maya, Nostradamus e il mago Otelma. Io penso che si debba parlare di Dio, della sua rivelazione biblica, che ci narra dell’alleanza che Dio stipulò col popolo di Israele, della rivelazione del Nome sul monte Sinai, fino all’Incarnazione e alla pienezza della Rivelazione in Gesù Cristo. Cos’è questo “mistero”? Eppure, vedo proliferare siti nei quali ci si esprime così: “il Mistero si è fato carne”. Ma scherziamo? Io non condivido affatto questo modo di esprimersi. Se vogliamo divertirci a cambiare le parole del Vangelo, facciamo pure. Ma se vogliamo essere seri, perché cambiamo le parole del Vangelo? Perché al posto di “Verbo” (Logos) mettiamo “mistero”? Vogliamo forse dire che Mosè sul monte Sinai ha parlato col “mistero”?, Che Abramo credette nel “mistero”?

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Matrimonio, valdesi e superficialità

Intervistato da Radio Radicale in occasione della visita del Papa a Milano per l’Incontro Mondiale delle Famiglie, il pastore valdese Samuele Bernardini affermava questa mattina, marcando la differenza fra impostazione valdese e impostazione cattolica, che “per i cattolici il matrimonio è un sacramento”, ovviamente utilizzando questa affermazione in alternativa con la posizione valdese, secondo cui “il matrimonio è un’istituzione umana”.

Bene, a me questa è sembrata una mistificazione. E mi spiego. Il matrimonio è un’istituzione umana, per quanto “naturale”, anche per i cattolici. Il matrimonio diviene sacramento se contratto fra credenti in Cristo, ma non cessa di essere matrimonio se contratto fra non cristiani. Come istituzione umana e civile, è degno del massimo rispetto ed onore anche da parte dei cattolici. Utilizzare a sproposito e in modo scorretto la categoria del sacramento, da parte di un pastore valdese, mi è sembrato un atto del tutto censurabile.

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