Archivio per settembre 2012

La scomparsa dell’oggetto

Se io dico “vita” ciò che dico è chiaro? No. Se io dico “uomo” ciò che dico è chiaro? No. Se dico “amore”? Se dico “salute”? Felicità?

Mi sembra che oggi si sia fatto avanti sgomitando il concetto onnivoro di “qualità”. Perciò ogni definizione non viene più unanimemente condivisa. Ogni oggetto è sottoposto a dissezione qualitativa. E’ vita? “Dipende”. E’ uomo? “Dipende”.

E’ chiaro, allora, che ogni discorso viene poi travisato. Purtroppo, prima di ogni affermazione, occorrerebbe una prefazione complicatissima che definisse il significato di ogni parola.

Questo avviene soprattutto quando uno degli interlocutori è credente: questo semplice attributo gli procura la fama razzistica di “avere la verità in tasca”, e quindi di non essere in grado di ragionare.

Ma occorrerebbe forse precisare che il credente crede non tanto che la verità stia nelle sue tasche, ma, molto più semplicemente, che, pur non possedendola, essa esista; e questo è un presupposto che da secoli sta alla radice del lavoro non solo di schiere di teologi, ma di ben più nutrite moltitudini di scienziati.

Perciò, nel dubbio ideologico e programmatico, non vedo tanto il rischio di una caduta della fede, quanto la perdita del linguaggio e, alla fine, della stessa ragione. Non si tratta di non saper più pregare, ma di non saper più leggere la realtà.

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Allora, anche la moralità è un valore non negoziabile.

“Chi rientra oggi nella classe dirigente del Paese deve sapere che ha doveri specifici di trasparenza ed economicità: se non altro, per rispettare i cittadini e non umiliare i poveri. Specie in situazioni come quella attuale, ci è d’obbligo richiamare il principio prevalente dell’equità che va assunto con rigore e applicato senza sconti, rendendo meno insopportabili gli aggiustamenti più austeri. È sull’impegno a combattere la corruzione, piovra inesausta dai tentacoli mobilissimi, che la politica oggi è chiamata a severo esame. L’improprio sfruttamento della funzione pubblica è grave per le scelte a cascata che esso determina e per i legami che possono pesare anche a distanza di tempo. Non si capisce quale legittimazione possano avere in un consorzio democratico i comitati di affari che, non previsti dall’ordinamento, si auto-impongono attraverso il reticolo clientelare, andando a intasare la vita pubblica con remunerazioni – in genere – tutt’altro che popolari. E pur tuttavia il loro maggior costo sta nella capziosità dei condizionamenti, nell’intermediazione appaltistica, nei suggerimenti interessati di nomine e promozioni.”
(card.Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, 24 settembre 2012)

 

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Matrimonio civile e religioso. Una falsa alternativa.

L’alternativa, sempre mediaticamente riproposta, fra “matrimonio civile” e “matrimonio religioso” è una falsa alternativa.
Il matrimonio è uno solo, e più rigorosamente lo si definisce come cosa sola, meglio è.
Semplicemente, l’equivoco nasce dalla confusione fra uno stato (lo stato matrimoniale) e un atto (l’atto contrattuale con cui si contrae il matrimonio). Normalmente si dimentica che il matrimonio, fondamentalmente, è uno stato, e ci si riferisce all’atto contrattuale.
Nel nostro mondo cattolico, e in particolare nel regime concordatario che c’è in Italia, si è verificata una grande confusione, perché, nella celebrazione religiosa, che di per sé è puramente spirituale, e tale sarebbe stato molto meglio che restasse, si è inserita anche la dimensione civile. Il prete incorpora le funzioni di ufficiale di stato civile e certifica l’avvenuto matrimonio anche ai sensi della legge civile.
Quindi l’alternativa non esiste. Il matrimonio è sempre e solo civile.
Che cos’è allora quella cerimonia in chiesa col prete e l’abito bianco? E’ la celebrazione con cui i cattolici sanciscono e festeggiano l’apertura della dimensione sacramentale del loro matrimonio.
Quindi, per me, esiste il matrimonio, che è civile ed è uguale per tutti (ovviamente regolato dalle leggi).
Nella fede cattolica (non dico “invece”; dico “poi”) il matrimonio è un sacramento e viene vissuto come tale, e il suo momento iniziale viene celebrato con l’apposito rito.

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Martini? Cercava l’applauso del mondo. Lo dice un tizio molto neutrale

Antonio Socci non può dimenticare di avere avuto dei guai sotto l’arcivescovo Martini, perché, insieme a Roberto Fontolan, sul settimanale “il Sabato” scrisse cose offensive nei confronti di Giuseppe Lazzati, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, di cui è in corso il processo di beatificazione. Eravamo in ansiosa attesa del suo elogio funebre sul cardinale Martini, e non siamo stati delusi. Per me, il suo articolo trasuda livore, ma certamente, per altri, esprime anticonformismo e libertà di giudizio. Ognuno si fa la propria idea, leggendolo.

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Parole sante

Nel brano di Vangelo della Messa di oggi, si ascoltano queste parole, pronunciate da Gesù:

Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

Nel ricordo anche di Carlo Maria Martini, e dei suoi insegnamenti, occorre che la Chiesa si impegni per ritornare all’essenziale, liberandosi anch’essa dai vincoli con i “precetti di uomini”, che sono sempre subdolamente in agguato, nei nostri schemi intellettuali e culturali.

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La morte del cardinale Martini. Un articolo da Bologna

Fra le varie cose che sto leggendo, in relazione alla scomparsa del card. Martini, ho trovato particolarmente vivida, nella sua semplicità, questa, di don Giovanni Nicolini, parroco a Bologna.

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