Archivio per marzo 2013

L’anello del pescatore

L’anello del pescatore. Mi fa venire voglia di gettare qualcosa nel lago di Tiberiade, la prossima volta che passo da lì. Mi fa venire in mente storie di notti di lavoro infruttose e tempestose. Ma anche storie di frutti strabordanti, di reti strappate.

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Grillo, i grillini e le regole del gioco

Far decidere “la rete” è come far decidere la piazza. Il regno di chi le spara più grosse e di chi urla più forte. “La rete” dei grillini è questo. E la confusione che regna sovrana fra loro, dopo l’episodio di Piero Grasso e di Laura Boldrini, lo dimostra. Trovo che questo pseudoanarchismo, questa voglia di non-regole siano pericolosi e infantili. Del resto, come si vede, al primo intoppo il castello di sabbia viene giù, a suon di regole, e cioè a suon di democrazia.

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Sognare da protagonista. L’inadeguatezza di Amleto

Ho sognato di presentarmi alla prova dell’Amleto. Io dovevo interpretare, naturalmente, il protagonista della tragedia shakespeariana. Ma, una volta incontrati i colleghi attori e introdottomi in teatro, mi viene in mente, chissà come (è per questo che sono belli, i sogni), che non ho affatto studiato la parte. Io, la parte, non la so. Cerco di ricordare qualcosa, ma mi sovviene solo qualche frase qua e là. Del tutto insufficiente, è chiaro. Che cosa posso fare? E il copione, dov’è? Non ho neanche il copione… La questione è difficile. Provo a chiedere a qualche collega se ha un copione da prestarmi, ma senza risultato. Così, fra la chiarissima consapevolezza di non essere in grado di affontare quanto mi è richiesto, e qualche disperato, ancorché ragionevole tentativo di affrontare la tragica circostanza, i miei neuroni hanno provocato il risveglio, che mi ha dato, invero, un grande sollievo.

E mi sono ricordato che, non molto tempo fa, avevo fatto un sogno praticamente uguale. L’ambiente non era quello del teatro di prosa, ma del teatro lirico. In quel caso, sempre infelice, non avevo un ruolo da protagonista, ma ero un personaggio secondario, con poche battute da cantare.

Faccio carriera.

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Il Papa paga il conto dell’albergo

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Ecco la foto del Papa Francesco che paga il conto della Casa del Clero di Via della Scrofa a Roma, dove aveva alloggiato nei giorni precedenti il conclave.

Impressionante la “laicità” del gesto, di una “ordinarietà”, di una “ferialità” perfino imbarazzanti. Una rivoluzione di linguaggio in poche ore.

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Il motto di Bergoglio: “Miserando atque eligendo”

Ho scoperto che Papa Francesco aveva come motto, da Arcivescovo di Buenos Aires, le parole “Miserando atque eligendo” (da compatire e da scegliere), riprese da un’omelia di San Beda ispirata all’episodio della chiamata di Matteo. Parole veramente profetiche.

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Inaudito tentativo di condizionare i massimi poteri dello Stato

Ho letto che dopo quella bella sceneggiata di oggi al Palazzo di Giustizia di Milano, gli esponenti del partito di Berlusconi vogliono incontrare domani Napolitano. Forse per sostenere anche presso di lui le loro fandonie sulla magistratura di sinistra che perseguita il loro capo.

Dopo l’inaudita e sediziosa buffonata di oggi, non so pensare a come Napolitano possa reagire, domani, a questo tentativo. Ma non posso dimenticare che Napolitano è il primo magistrato del Paese, presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. E troverei strano che, dall’alto di questa sua carica, si prestasse, anche minimamente, ad un’azione tutta diffamatoria e screditante proprio nei confronti della magistratura, che un imputato eccellente accusa di perseguire i suoi reati.

Confido nella saggezza di Napolitano, che oggi anche da parte del partito di Berlusconi è stata richiamata. Ma, io penso, solo con un intento ricattatorio ed intimidatorio. E’ ancora il momento dei nervi saldi e della vigilanza costituzionale.

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Alfano: “Che scalogna, siamo i primi!”

Alfano si lamenta che Berlusconi sia stato condannato a un anno di reclusione  per la vicenda Fassino-Consorte. Ma non dice che la condanna è ingiusta perché eccessiva o perché il fatto non sussiste. No. Non dice questo. Dice che (riporto da “repubblica.it”) “nessuno è mai stato perseguito e punito per avere divulgato notizie riservate”.

Io penso che, ammesso e non concesso che questo sia vero, prima o poi qualche magistrato che cominci a perseguire anche questo reato ci voleva. Dopo di che, c’è sempre una prima volta. Dove sta il problema? O si lamentano di essere i primi?

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