Sognare da protagonista. L’inadeguatezza di Amleto

Ho sognato di presentarmi alla prova dell’Amleto. Io dovevo interpretare, naturalmente, il protagonista della tragedia shakespeariana. Ma, una volta incontrati i colleghi attori e introdottomi in teatro, mi viene in mente, chissà come (è per questo che sono belli, i sogni), che non ho affatto studiato la parte. Io, la parte, non la so. Cerco di ricordare qualcosa, ma mi sovviene solo qualche frase qua e là. Del tutto insufficiente, è chiaro. Che cosa posso fare? E il copione, dov’è? Non ho neanche il copione… La questione è difficile. Provo a chiedere a qualche collega se ha un copione da prestarmi, ma senza risultato. Così, fra la chiarissima consapevolezza di non essere in grado di affontare quanto mi è richiesto, e qualche disperato, ancorché ragionevole tentativo di affrontare la tragica circostanza, i miei neuroni hanno provocato il risveglio, che mi ha dato, invero, un grande sollievo.

E mi sono ricordato che, non molto tempo fa, avevo fatto un sogno praticamente uguale. L’ambiente non era quello del teatro di prosa, ma del teatro lirico. In quel caso, sempre infelice, non avevo un ruolo da protagonista, ma ero un personaggio secondario, con poche battute da cantare.

Faccio carriera.

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