Se c’è violenza, che famiglia è?

Chi contesta ai sostenitori della famiglia il fatto che nell’ambito familiare avvengano soprusi, violenze e perfino delitti di ogni genere, usa un argomento non convincente, anche se mi è capitato di ascoltare questa considerazione da persone tutt’altro che sprovvedute, anzi, particolarmente sensibili e intelligenti.

E’ un argomento che sposta l’obiettivo verso gli aspetti peggiori dell’umanità, che nell’ambito familiare si possono scatenare, ma, dico io, questo accade quando la famiglia, che deve essere una comunità di amore e di generosità, nega se stessa, quindi è una obiezione sbagliata. Quella lì non è una famiglia come la intendo io.

D’altra parte, è pur vero che i sostenitori della famiglia non devono essere ciechi o marciare con i paraocchi. Molto meglio non “fare famiglia” se non c’è un amore maturo e generoso, e la capacità di “pensare” in termini di famiglia. Allo stesso modo, se una relazione non è più sostenibile, è meglio provvedere di conseguenza, prima che essa degeneri.

Io considero la famiglia la culla dell’umanità e la cellula fondamentale della società.

E ho un’altissima considerazione anche per il lavoro. Ma non per questo ritengo che i numerosi incidenti sul lavoro ne sminuiscano l’intrinseco valore.

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