Crisi della giustizia? Una semplice soluzione

Mettiamo che un calciatore azzoppa un avversario, e che l’azzoppato, per motivi suoi (che so, religiosi…), dice “Io lo perdono”. Per questo, però, mica gli tolgono la squalifica. C’è una giustizia, per così dire, laica, che deve fare il suo corso. Occorre ricordare la distinzione fra i due piani.

Oggi invece c’è un po’ profumo di giungla, quando si sente mettere in alternativa il perdono col “volere giustizia”, come se tutto dipendesse dalla volontà della vittima.

Questo, forse, aveva un senso prima che la civiltà umana inventasse i tribunali, e ci si faceva “giustizia” da sé. E’ un segno , fra i tanti, che ci si sta “affrancando” da questa ingombrante civiltà, barbogia e noiosa, che complica inutilmente le cose. Se io lo perdono la chiudiamo lì, e se invece non lo perdono posso mandare due picciotti che sistemano le cose.

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