Archivio per gennaio 2017

Gli “ultimi”? No, proprio i peggiori.

Non sono capace di fare discorsi lunghi e complicati. Eppure il tema su cui ho cominciato a riflettere è molto difficile e forse scabroso. Si tratta dei poveri, in senso evangelico. Il testo più noto, e anche più rilevante, credo, a questo proposito, è la beatitudine “Beati i poveri, perché di essi è il regno dei cieli”.

Ci si chiede sempre chi siano, questi poveri. E, più o meno, si è d’accordo sul senso ampio da dare al termine “povertà”. Non si intende solo la povertà materiale, ma, più in generale, la disposizione dell’animo all’accoglimento del Signore. L’umiltà, la disponibilità.

Ho cominciato a chiedermi se si possa includere, fra le povertà che il Vangelo privilegia, anche la povertà “morale”.

Quando il Signore dice che il medico serve ai malati, e non ai sani, e in tutti i suoi insegnamenti che riguardano o coinvolgono i farisei, sembra infatti che l’obiettivo della sua azione di salvezza sia piuttosto fra i poveri “moralmente”, che fra quelli senza denaro.

E chi sono i poveri “moralmente”? La mia risposta è semplice; forse troppo: sono i “peccatori”. I malati per i quali Cristo è venuto sono i peccatori. La sua azione di salvezza si concentra su di loro. E per definire con ancora maggiore chiarezza, semplicità e provocatorietà questa categoria, io ho pensato di usare la parola “peggiori”. Al nostro sguardo farisaico e moralista, abituato alla compassione verso il “buon povero”, che ci serve a farci sentire bene perché lo nutriamo e lo rivestiamo, è quindi forse bene che sostituiamo lo sguardo contemplativo dell’opera di Dio, capace di cercare e salvare il ladrone, il peccatore, il “peggiore”.

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