Cattocronachette

frate africano

Alla Messa di domenica scorsa, il prete che presiedeva la celebrazione (ce n’era un altro, che concelebrava) era un africano di bell’aspetto, vagamente simile a Martin Luther King, o a qualche attore che non riesco a ricordare (ma, anche se lo ricordassi, non saprei ritrovarne, comunque, il nome). Fisico imponente e capelli cortissimi e brizzolati, con baffetti simili.

So che è un frate francescano, e questo già me lo rende simpatico, per ragioni personali.

Il suo atteggiamento, nella Messa, ma soprattutto nell’omelia e nelle altre parti “parlate” (più o meno “formali”) era improntato a una spigliata familiarità, alla ricerca di un contatto dialogico con i fedeli, che metteva in atto per mezzo di espedienti retorici come ripetute domande, con relative attese di risposte, che giungevano timidissime.

Ma la rivelazione più alta e precisa di questo “stile” si è avuta quando, forse sorpreso per la difficoltà di questo contatto, ha detto, testualmente: “Vedo molte facce tristi, qui davanti. E non va bene, in chiesa.”

Il bello è che l’ha detto con lo stesso tono di quel prete che, in altri tempi e luoghi, apostrofò alcune giovani disapprovandone l’abbigliamento, da lui ritenuto, in quell’occasione, scarsamente adatto al luogo.

“Non va bene (pausa), in chiesa”.

La tristezza, in altri luoghi, è tollerabile, e, forse, comprensibile. In chiesa proprio no.

Un genio.

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