Dove non c’è politica c’è fascismo

È duro ammetterlo: bisogna stare attenti a criticare “la politica”. Tutta la retorica anticasta che è fiorita negli ultimi anni ha prodotto una generica disistima per “la politica” e per chi vi dedica tempo e impegno che è già sfociata, oggi, in un atteggiamento di disprezzo. Ma è da qui che prende le mosse il desiderio dell’uomo forte; di una guida dello Stato capace di decidere, senza farsi imbrigliare da discussioni sterili e dispendiose. È da qui che germina l’idea che, alla fine, una sorta di “dittatura buona” sia utile, o addirittura necessaria. Ma non c’è scampo: dove arretra “la politica” avanza l’oppressione. Il fascismo. E ogni propaganda “antipolitica” è velenosa, di un veleno che è già stato seminato molto largamente.

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