Archivio per 18 Mag 2019

Il diritto a darsi da fare

Sollecitato da un post di Celia, riprendo un pensiero che mi torna spesso, ma soprattutto quando dal linguaggio comune mi si ripropone l’espressione “diritto al lavoro”, o “diritto alla casa” e simili.

Diritti che, a mio avviso, come ad avviso di Celia, che fa riferimento al “diritto alla felicità”, non esistono.

Riguardo al “diritto alla felicità”, si sente dire spesso che sarebbe contemplato nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. E questo non è vero.

Nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti c’è scritto “We hold these Truths to be self-evident, that all Men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty, and the pursuit of Happiness“.

Come si vede, non è la “Happiness” ad essere indicata come “inalienabile diritto”, ma la “pursuit of Happiness”. “Pursuit” io, più che come “ricerca”, lo tradurrei come “perseguimento”, che mi dà un’idea maggiormente operativa.

Abbiamo quindi il diritto a cercarci e a conquistarci la felicità; non ad averla comunque. E la stessa cosa è vera per il lavoro, per la casa, e per tutti gli altri beni che il pressapochismo mediatico corrente ci indica come “diritti”.

In soldoni, bisogna darsi da fare. E proprio “darsi da fare” a me pare la migliore interpretazione di un punto fondamentale della Carta Costituzionale italiana, e cioè l’articolo 1, laddove si proclama che la Repubblica è “fondata sul lavoro”.

Mi sono convinto che non si tratta del lavoro retribuito e magari contrattualizzato: si tratta della spinta individuale (o, anche, associata) a “darsi da fare” (interessantissimo l’approfondimento, possibile, di certe locuzioni dialettali, in questo senso). Se manca questa (ovviamente non considero, qui, le situazioni oggettive di bisogno), l’oggetto del tuo desiderio potrà, forse, scendere dal cielo, ma non lo potrai invocare come “diritto”.

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