Archivio per la categoria filosofia inutile

Valori alieni, come “mezzi” per altri scopi

Mi è capitato tra le mani un testo con alcune parole che ho trovato molto efficaci.
“Viviamo in un Medioevo culturale. La potenza dei “media” ha destrutturato in pochi anni le singole culture regionali, quindi l’Europa intera. I media hanno introdotto valori alieni, o comunque decontestualizzati dalle nostre culture, con tale prepotenza e ripetizione che sono diventati “veri”.
Ma tale de-strutturazione è nefasta non perché la “conservazione” della cultura allora esistente sarebbe stata preferibile, ma perché i valori imposti sono avulsi da qualsiasi “sistema” culturale coerente, sia esso territoriale o ideologico-religioso.
Anzi, ciò che viene imposto non sono nemmeno “valori”, ma singoli ed “isolati” mezzi per raggiungere obiettivi economici.
Sono stati “smembrati” i nostri valori, ma anche gli altrui valori. Sistemi che, in bene o in male, erano eredi di secoli di trasformazioni e perfezionamenti.
Si sono sciolti come neve al sole davanti a faville mediatiche guidate solo da principi semplicistici, rozzi e mono-dimensionali.
Il risultato è lo smarrimento generale, la sovreccitazione irriflessiva come valore in sé, il consumo immediato e il logorio delle cose e dei concetti intesi come sintomo di potenza anziché come un mezzo per raggiungere un fine superiore alla cosa stessa.
Come durante la caduta di Roma antica e come nel Medioevo, occorre adoperarsi per salvare il salvabile, occorre attingere alle “riserve” rimaste, ai “santuari”. I cittadini romani abbandonarono la città per la campagna e nel Medioevo solo i monasteri sono stati capaci di preservare alcune norme di civiltà e dei libri…”

Casualmente, nel giro di pochi minuti, ho trovato anche queste altre parole (che riportano pensieri del filosofo sudcoreano Byung Chul Han): “I nostri desideri sono alienati, crediamo di esercitare la nostra libertà di scelta ma liberi non siamo, perché le nostre scelte sono eterodirette, perché il potere, la struttura dell’economia, la cultura dominante, il sistema di propaganda dei grandi mass media, le esigenze di riorganizzazione del sistema capitalistico neoliberale per rialzare i tassi di profitto condizionano e plasmano i nostri desideri. Ultimamente li modellano attraverso i social media, che da popolo, o massa in senso marxista, ci hanno trasformati in sciame informatico. Siamo solo uno sciame di informazioni che servono a manipolarci.”

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Teologia alla guida fra Bologna e Modena

C’è chi è dritto e chi è storto. Ma la grazia di Dio preferisce nettamente chi è storto. La grazia di Dio funziona come il gancio di un elicottero. Tu sei caduto nel crepaccio e arriva l’elicottero col cavo che ti deve agganciare. Se tu sei di quelli lineari e lisci, tutti d’un pezzo e coerenti, il gancio non prende. Scivola via. Il gancio prende subito in quelli come me e te, che sono tutti storti e fatti male. Prende qualsiasi buco, qualsiasi angolo, Prende e tira su. Felix culpa. Amen.

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Non c’è democrazia senza cultura

Da quanto ho letto, Bono Vox avrebbe contrapposto “la gente” ai “politici”, sostenendo che “il potere” dovrebbe venire tolto ai secondi, per “tornare” alla prima.

Incredibile quanta presa possa fare, una posizione come questa, che contraddice secoli di democrazia rappresentativa, e cioè di cultura.

La democrazia presuppone la cultura. Se la cultura non c’è (e oggi questo risultato è pressoché raggiunto), manca la capacità di elaborazione, si è vittime delle semplificazioni e delle parole d’ordine spacciate per progresso e si viene fatalmente travolti da una forma, magari inedita, di dittatura.

 

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Immigrazione e “diritti gay”. Libertà di opinione e ricatti morali

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Mi sembra che in almeno due grandi questioni del dibattito politico italiano di oggi funzioni la tecnica del ricatto morale, ma in una dimensione potentissima, tale da bloccare, spesso e volentieri, il dibattito stesso.

Le questioni sono quelle dell’immigrazione clandestina e quella dei “diritti gay”. In ambedue i casi viene applicata la tecnica del ricatto morale.

La legittima opinione che i trafficanti di uomini e gli scafisti siano criminali da colpire senza pietà fa automaticamente scattare l’accusa di razzismo (si è contrari all’immigrazione), e l’altrettanto legittima opinione che non si debba ammettere il matrimonio fra persone dello stesso sesso fa automaticamente scattare l’accusa di omofobia. Il rischio (o la certezza) di essere i destinatari di queste accuse fa desistere facilmente tante persone dall’esprimere le proprie opinioni, per quanto legittime.

E’ interessante considerare la potenza preventiva di queste accuse, o anche solo del rischio che essere vengano lanciate. Per tanti di noi, solo il sospetto di poter essere considerati razzisti (o omofobi), quando pur nel nostro intimo sappiamo bene di non esserlo, ci destabilizza e ci confonde al punto di farci accettare spesso la rinuncia all’espressione di un semplicissimo punto di vista.

Da parte, poi, di chi si colloca “a sinistra”, la cosa è anche più precisa e comprensibile, perché queste possibili accuse colpiscono l’identità più vera di chi per scelta ideale sta dalla parte “dei più deboli”.

E allora, su queste questioni, bisognerebbe andarli a cercare bene, e senza farsi troppo intimorire, i più deboli. Chi sono?

Nella questione dell’immigrazione, certamente gli immigrati. Ma senza indulgenza verso chi ci specula (scafisti, trafficanti di persone e mafie varie, oltre che politici corrotti dei paesi africani). In quella dei “diritti gay” innanzitutto i bambini, a volte ridotti a merce fabbricata, venduta e comprata come se si trattasse di oggetti al servizio di qualche bisogno affettivo degli adulti; in secondo luogo le donne, a volte anch’esse utilizzate come macchine per produrre bambini (roba che le femministe che mi ricordo io farebbero la rivoluzione), senza dimenticare le persone che a causa del loro orientamento sessuale o delle loro scelte di vita devono combattere contro un particolare disagio od ostilità sociale.

Bisognerebbe provare a recuperare, direi, uno sguardo limpidamente “di sinistra” su queste questioni, senza farci dettare l’agenda dai professionisti del ricatto morale.

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Non c’è laicità senza libertà di opinione

Assodato che i voti sono tutti uguali e ogni cittadino vota liberamente come gli pare e il suo voto vale come quello di tutti gli altri, ci sono opinioni che sembrano potersi bollare come frutto di chissà quali condizionamenti extraterrestri.

Ad esempio, oggi, Leggi il seguito di questo post »

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“Salga a bordo, cazzo!” “Piano, con i moralismi violenti!”

Quando naufragò la “Costa Concordia”, tutti ci sentimmo dalla parte di quell’ufficiale che, via radio, intimava a Schettino “Salga a bordo, cazzo!”.  In qualche modo istintivo abbiamo tutti avuto la chiara percezione che quella fosse la cosa giusta da fare.

Percezione superficiale e grossolana? Retaggio moralista da superare? Frutto del condizionamento che la cultura cattolica continua ad esercitare sugli italiani? No? Allora, cos’è? Non sarà, magari, che il bene e il male esistono, da qualche parte? Che esiste, che so, la famigerata “morale naturale”?

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Se c’è violenza, che famiglia è?

Chi contesta ai sostenitori della famiglia il fatto che nell’ambito familiare avvengano soprusi, violenze e perfino delitti di ogni genere, usa un argomento non convincente, anche se mi è capitato di ascoltare questa considerazione da persone tutt’altro che sprovvedute, anzi, particolarmente sensibili e intelligenti.

E’ un argomento che sposta l’obiettivo verso gli aspetti peggiori dell’umanità, che nell’ambito familiare si possono scatenare, ma, dico io, questo accade quando la famiglia, che deve essere una comunità di amore e di generosità, nega se stessa, quindi è una obiezione sbagliata. Quella lì non è una famiglia come la intendo io.

D’altra parte, è pur vero che i sostenitori della famiglia non devono essere ciechi o marciare con i paraocchi. Molto meglio non “fare famiglia” se non c’è un amore maturo e generoso, e la capacità di “pensare” in termini di famiglia. Allo stesso modo, se una relazione non è più sostenibile, è meglio provvedere di conseguenza, prima che essa degeneri.

Io considero la famiglia la culla dell’umanità e la cellula fondamentale della società.

E ho un’altissima considerazione anche per il lavoro. Ma non per questo ritengo che i numerosi incidenti sul lavoro ne sminuiscano l’intrinseco valore.

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