Archivio per la categoria governo

Ansie dell’esordio renziano

Cover-Vanity-Fair-47-2013-Matteo-Renzi_305x380

Ho un referente renziano. Una brava persona, impegnata in politica a un certo livello. Di lui mi fido, ma lo vedo pochissimo e non abbiamo praticamente mai occasione di parlare. Adesso, forse, sarebbe la volta buona per chiedergli conforto, perché io ho una paura matta (a dir poco) che tutto ciò sia destinato a un drammatico  crollo, che lascerà sul campo morti e feriti, e col PD esausto e spolpato. Leggi il seguito di questo post »

1 Commento

Con costoro, mai (o, magari…)

Non è per il complesso dell’inciucio, che aborro l’idea di un governissimo, che implichi un’alleanza col PDL. E’ perché mi sembra che a tutto ci sia un limite, e che le performance “politiche” di Berlusconi e dei suoi lo abbiano abbondantemente superato, sul piano della correttezza del gioco politico, oltreché sul piano culturale, della comunicazione e dell’etica pubblica.

Quindi, con costoro, mai. Mi sbaglierò. O, forse, al limite, dato che il problema (parliamo chiaro) è Berlusconi, se si facesse da parte, ma molto da parte, lui, allora si potrebbe ragionare.

Lascia un commento

Berlusconi vuole rompere

Dario Franceschini ha detto che il PDL vuole rompere. Intendeva “sfasciare la legislatura e provocare le elezioni antipate”, naturalmente; non che vuole disturbare.

Io penso che purtroppo ci sia molto di vero. E credo anche che sarebbe una sciagura, e quindi sarebbe da irresponsabili provocarla. Ma da Berlusconi ci si deve aspettare di tutto. Per esempio ora c’è questa storia di voler cambiare la costituzione con qualche emendamento in quattro e quattr’otto, perché, come il cavaliere va predicando, “con questa costituzione non si può governare”. Secondo me si può governare benissimo. E ha fatto benissimo il Presidente della Repubblica a ricordare che oggi non è questa l’urgenza. E poi non è che Berlusconi vuole cambiare la Costituzione in un dettaglio. No, lui vuole cambiare la forma dello Stato, e passare dalla Repubblica parlamentare alla Repubblica presidenziale, con l’elezione diretta del Capo dello Stato!

Non che sia un delitto pensare che sia bene farlo. Lo si può pensare e forse lo si può anche fare, ma, trattandosi di cose serie, ci vuole tempo e profonda ponderazione. Ma forse non si tratta di cose serie, si tratta solo di un modo che Berlusconi usa per attirare l’attenzione su di sé su questioni impossibili e prendere tempo. Tenere alta la tensione politica sperando che quando il suo pubblico è ben cotto lo voti in massa e ritorni in sella, salvandosi dai suoi guai giudiziari.

Cerchiamo di scamparla. Monti otterrà qualcosa di positivo, a Bruxelles. Bisognerebbe cercare di farne tesoro, anziché buttare tutto in vacca.

, ,

Lascia un commento

Il tempo passa e il voto si avvicina

Quindi, oggi il PDL, alla Camera, ha votato la fiducia al Governo, sul cosiddetto “decreto lavoro”, con i seguenti numeri: su 209 deputati, 7 hanno votato contro, 34 si sono astenuti, 46 erano assenti. E Cicchitto ha dato l’ultimatum: che sia l’ultima volta che si chiede la fiducia senza un dibattito approfondito; e ha fatto le sue sette richieste al Governo, con piglio deciso. Qualcosa mi dice che Berlusconi ha una gran voglia di tornare in pista. Adesso vado a vedere come è messo con i processi. Ah, oggi è stato prosciolto in quello sui diritti televisivi perché il fatto non sussiste, salvo per alcune parti, per le quali è scattata la prescrizione. Me ne rallegro. Tutte le decisioni della magistratura vanno rispettate.

In ogni caso, mi fa piacere vedere il convinto sostegno che Casini continua a dichiarare per il Governo Monti, seguito a ruota da Bersani. E sto con Bersani nel giudizio ampiamente positivo sulla proposta, venuta da Pier,  di alleanza fra PD e UDC. Ci vuole, se si vogliono vincere le elezioni, e per la ricostruzione di uno schieramento politico moderato-progressista che possa governare il paese con serietà e consenso adeguato. Le diverse posizioni anche su temi sensibili potrebbero costituire un terreno di confronto migliore, fra alleati, che fra avversari. Si potrebbe sperare in più ragionamenti e meno tifo. Certo, vedo intorno a me tantissimi “superlaici” che fischiano il Papa e bacerebbero la mano al Dalai Lama, e per loro il partito di Casini è il ripostiglio in cui sono riusciti a buttare l’odiata Binetti, pensando di poter finalmente respirare un’aria meno satura d’incenso. Spero che se ne possano fare una ragione, visto il consenso elettorale che la coalizione otterrebbe. Ma, si sa, i duri e puri ci sono un po’ dappertutto. Portano bandiere immacolate, e perdono le elezioni.

, , , , , , ,

Lascia un commento

Mercato del lavoro e miopia generazionale

Mi sbaglierò, ma nelle polemiche che si sono scatenate, come era del resto naturale e prevedibile, sui previsti provvedimenti del governo in materia di mercato del lavoro, io intravedo un riflesso condizionato, che si riverbera negli articoli di giornale, nei post su Facebook, negli slogan di politici e di sindacalisti che ascolto in tv. E cioè la volontà di perpetuare una situazione squilibrata e ingiusta, che vede superprotetti coloro che un lavoro ce l’hanno, e in drammatica difficoltà coloro che non ce l’hanno, che lo vorrebbero e che non lo trovano. In mezzo ci sono i datori di lavoro, che prima di assumere ci devono pensare tremila volte, perché, come qualcuno diceva, in Italia un lavoratore non lo assumi, ma lo sposi (ma l’iperbole potrebbe non funzionare più, in tempi di divorzio breve). E che quindi si sentirebbero molto più liberi di inserire in azienda forze giovani se potessero “liberarsi più agevolmente” di elementi che non sono in grado di far fronte a necessità aziendali nel frattempo mutate.

Quale esigenza sociale deve prevalere? E ce n’è una, delle due, che è giusto che prevalga? Io direi che, a prescindere, e per puro principio, occorrerebbe dare gran peso, nel dilemma, all’esigenza di favorire il lavoro dei giovani.

E’ ovvio che non si può avere il cuore leggero quando si tratta di lasciare senza lavoro un padre di famiglia. Per questo una società bene ordinata dovrebbe mettere in campo una serie di tutele per favorirne il re-inserimento, sia sul piano della formazione, sia alleggerendo gli oneri delle imprese che sono disposte ad assumerlo, e anche per sostenerlo economicamente nel periodo della disoccupazione.
Il riflesso condizionato è purtroppo sostenuto dal sindacato, e in particolare dal più grande sindacato italiano. Temo veramente che, come accadde con lo storico episodio del referendum sulla scala mobile, il sindacato stia allontanadosi dalla interpretazione più diffusa che i cittadini hanno di questi fenomeni, e che stia attardandosi non tanto, come ovviamente sarebbe giusto, in una battaglia di giustizia e di tutela dei più deboli, ma in una tardiva e sempre meno comprensibile chiusura in difesa di interessi acquisiti e consolidati. Dicono, poi, che  gli iscritti al sindacato sono ormai tutti anziani. Che non c’è più un giovane che si iscrive. Ma quando il partito dei padri non ci sarà più per naturale estinzione, quale carico di rabbia e di disperazione potrà uscire dal partito dei figli?

, , ,

Lascia un commento

Rieccolo

E’ logico che dopo una cura come quella del governo Monti, la politica italiana reagisca; come un organismo abituato alle sue consuete patologie, che mal sopporta un assestamento particolarmente drastico, prescritto dai medici.

Un segnale di questa reazione è dato dal caos che sta invadendo la vita dei due principali partiti italiani, il PD semisvenuto dalle vicende delle primarie palermitane, e il PDL, alla ricerca del “quid” perduto, ma anche da vari tentativi di impostare, con qualche concretezza, una strategia per il dopo.

E fra ciò che di più temibile si aggira, e non troppo nascostamente, nel panorama della politica italiana, è il fantasma del ritorno “in campo” del signor “ghe pensi mi”, che è pronto all’ennesima scenetta col solito ritornello: “Purtroppo l’Italia ha ancora bisogno di me”.

, , ,

Lascia un commento

Parliamo da laici: la Chiesa non c’entra

Ho trovato la quadra, come dicevano i leghisti, quando esistevano ancora. Il discrimine è il profitto. Quando un’attività non dà profitti è esente dall’ICI. Che la svolga la Chiesa o meno, non ha la minima importanza. Invece tutta, dico tutta la stampa italiana, con una protervia che passerà alla storia, continua a trattare del tema (che non esiste) dell’ICI “alla Chiesa”. In tutta questa materia, la parola “Chiesa” non c’è mai. E nella sostanza era già così, si badi. E quella zona grigia di cui si è parlato, diciamocelo, in tanti casi secondo me  si sarebbe potuto tranquillamente chiamarla evasione fiscale, Chiesa o non Chiesa. Che poi in Italia le attività non lucrative di utilità sociale le svolgano in gran parte i cattolici, beh, diciamo anche questo, va solo a loro onore e vanto. Per le scuole, dice Monti, tre requisiti: che siano no profit, paritarie e aperte a tutti. Punto. Poi, di fronte a questi requisiti, se qualcuno ha qualcosa da dire per il semplice fatto che una scuola è fatta da cattolici, allora, signori, questa è una cosa che ha un nome preciso, ed è discriminazione, per non dire peggio.

,

Lascia un commento