Archivio per la categoria governo

Ci si arriverà?

Mentre attendo la conferenza stampa di Zingaretti, questa domenica pomeriggio, rifletto che fra infingimenti vari, scenette, schermaglie, mi sembra di intravvedere che un accordo tra PD e Movimento 5 stelle, per la formazione di un nuovo Governo, ci potrebbe essere, e ci potrebbe essere anche trangugiando il nome di Conte, con tutto quello che ha avvallato, alla Presidenza del Consiglio.
Dal punto di vista personale, Conte ha dalla sua, da un lato, la dichiarazione che con Salvini non vuole e non può avere più nulla a che fare; dall’altro, il fatto che la sua inconsistenza politica si può prestare molto facilmente a un forte condizionamento da parte del PD.
Inoltre, concedere (con teatrale sofferenza) la Presidenza del Consiglio a Conte (e perciò ai M5S) può consentire al PD di ottenere vasti contraccambi in termini di ministeri di prestigio, a cominciare dal simbolico e cruciale ministero degli Interni.
Come Conte stesso ha dichiarato, non è questione di nomi, ma di programmi, e anche sul piano dei programmi (il fare e anche il dis-fare, come diceva la Bonino) si potrebbe strappare al M5S un accordo che sostanzialmente veda al primo posto i temi del PD, e magari accantonare un po’ quel ritornello della riduzione del numero dei parlamentari, che è una insensata bandierina che i ragazzi del M5S sventolano senza rendersi neanche conto del suo significato e delle complicate conseguenze che porterebbe con sé, come l’aggiustamento della legge elettorale e il referendum.
Niente formule aberranti come “contratti di governo” o altre fantasiose trovate. Un programma preciso di cose da fare e controllo stringente.
Il PD ha un problema (o un’opportunità; dipende) che si chiama Matteo Renzi. L’alternativa fatale penso che sia fra un suo nuovo partito o la sua riconquista di quello vecchio.

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Dove non c’è politica c’è fascismo

È duro ammetterlo: bisogna stare attenti a criticare “la politica”. Tutta la retorica anticasta che è fiorita negli ultimi anni ha prodotto una generica disistima per “la politica” e per chi vi dedica tempo e impegno che è già sfociata, oggi, in un atteggiamento di disprezzo. Ma è da qui che prende le mosse il desiderio dell’uomo forte; di una guida dello Stato capace di decidere, senza farsi imbrigliare da discussioni sterili e dispendiose. È da qui che germina l’idea che, alla fine, una sorta di “dittatura buona” sia utile, o addirittura necessaria. Ma non c’è scampo: dove arretra “la politica” avanza l’oppressione. Il fascismo. E ogni propaganda “antipolitica” è velenosa, di un veleno che è già stato seminato molto largamente.

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Matteo, riposati!

Ho visto la puntata di “Otto e mezzo” con Matteo Salvini. L’impostazione dialettica salviniana è prevedibile e basata su uno schema elementare, molto costruito sulla distrazione, sullo spostamento dell’attenzione su ambiti ben conosciuti e memorizzati (ad esempio la filastrocca sulle cose da fare).
Ma ciò che è più preoccupante è l’evidente stress nervoso del leader della Lega, che appare alterato nell’eloquio, e anche affaticato fisicamente. Lo snervante tour elettorale che sta conducendo è sicuramente fondamentale per il suo futuro politico immediato, ma sarebbe bene che Ciccio pensasse anche alla sua salute. Purtroppo la scomparsa delle idee e la politica tutta fatta sul corpo del leader richiedono personalità supercorazzate e Matteo avrebbe bisogno di riposo.

 

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I morti in mare. Cifre.

A proposito del numero dei morti in mare e delle sue interpretazioni, salviniane e non, ho trovato questo interessante articolo.

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Ansie dell’esordio renziano

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Ho un referente renziano. Una brava persona, impegnata in politica a un certo livello. Di lui mi fido, ma lo vedo pochissimo e non abbiamo praticamente mai occasione di parlare. Adesso, forse, sarebbe la volta buona per chiedergli conforto, perché io ho una paura matta (a dir poco) che tutto ciò sia destinato a un drammatico  crollo, che lascerà sul campo morti e feriti, e col PD esausto e spolpato. Leggi il seguito di questo post »

1 Commento

Con costoro, mai (o, magari…)

Non è per il complesso dell’inciucio, che aborro l’idea di un governissimo, che implichi un’alleanza col PDL. E’ perché mi sembra che a tutto ci sia un limite, e che le performance “politiche” di Berlusconi e dei suoi lo abbiano abbondantemente superato, sul piano della correttezza del gioco politico, oltreché sul piano culturale, della comunicazione e dell’etica pubblica.

Quindi, con costoro, mai. Mi sbaglierò. O, forse, al limite, dato che il problema (parliamo chiaro) è Berlusconi, se si facesse da parte, ma molto da parte, lui, allora si potrebbe ragionare.

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Berlusconi vuole rompere

Dario Franceschini ha detto che il PDL vuole rompere. Intendeva “sfasciare la legislatura e provocare le elezioni antipate”, naturalmente; non che vuole disturbare.

Io penso che purtroppo ci sia molto di vero. E credo anche che sarebbe una sciagura, e quindi sarebbe da irresponsabili provocarla. Ma da Berlusconi ci si deve aspettare di tutto. Per esempio ora c’è questa storia di voler cambiare la costituzione con qualche emendamento in quattro e quattr’otto, perché, come il cavaliere va predicando, “con questa costituzione non si può governare”. Secondo me si può governare benissimo. E ha fatto benissimo il Presidente della Repubblica a ricordare che oggi non è questa l’urgenza. E poi non è che Berlusconi vuole cambiare la Costituzione in un dettaglio. No, lui vuole cambiare la forma dello Stato, e passare dalla Repubblica parlamentare alla Repubblica presidenziale, con l’elezione diretta del Capo dello Stato!

Non che sia un delitto pensare che sia bene farlo. Lo si può pensare e forse lo si può anche fare, ma, trattandosi di cose serie, ci vuole tempo e profonda ponderazione. Ma forse non si tratta di cose serie, si tratta solo di un modo che Berlusconi usa per attirare l’attenzione su di sé su questioni impossibili e prendere tempo. Tenere alta la tensione politica sperando che quando il suo pubblico è ben cotto lo voti in massa e ritorni in sella, salvandosi dai suoi guai giudiziari.

Cerchiamo di scamparla. Monti otterrà qualcosa di positivo, a Bruxelles. Bisognerebbe cercare di farne tesoro, anziché buttare tutto in vacca.

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