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Dove non c’è politica c’è fascismo

È duro ammetterlo: bisogna stare attenti a criticare “la politica”. Tutta la retorica anticasta che è fiorita negli ultimi anni ha prodotto una generica disistima per “la politica” e per chi vi dedica tempo e impegno che è già sfociata, oggi, in un atteggiamento di disprezzo. Ma è da qui che prende le mosse il desiderio dell’uomo forte; di una guida dello Stato capace di decidere, senza farsi imbrigliare da discussioni sterili e dispendiose. È da qui che germina l’idea che, alla fine, una sorta di “dittatura buona” sia utile, o addirittura necessaria. Ma non c’è scampo: dove arretra “la politica” avanza l’oppressione. Il fascismo. E ogni propaganda “antipolitica” è velenosa, di un veleno che è già stato seminato molto largamente.

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Capitan Fracassa Minchia

Il colpo di genio all’italiana è arrivato prima dell’appuntamento elettorale del 26 maggio, come era assolutamente prevedibile. Quando lo scassamento di maroni sfiora un determinato livello, l’italiano reagisce: tu distribuisci selfie? e io ti mostro il dito medio nella foto, così la esibisco come un trofeo, e vado a ridere di te al bar: “Guardate che co…ne!”
Ma poi c’è lo sberleffo più nobile (si fa per dire): quello fatto dai balconi. La Lega, con le bandiere dai balconi, ha un vecchio contenzioso. Bossi disse a una signora che il tricolore lo doveva mettere “al cesso”. Ma quelli erano i tempi della Padania, i tempi e la cultura in cui Capitan Fracassa Minchia si è nutrito di politica senza avere un beneamato mestiere. Dai balconi, oggi, c’è chi ama restituire al bisonte le amabilità che in passato ha elargito ai meridionali o ad altre categorie di cittadini.

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1 Commento

Matteo, riposati!

Ho visto la puntata di “Otto e mezzo” con Matteo Salvini. L’impostazione dialettica salviniana è prevedibile e basata su uno schema elementare, molto costruito sulla distrazione, sullo spostamento dell’attenzione su ambiti ben conosciuti e memorizzati (ad esempio la filastrocca sulle cose da fare).
Ma ciò che è più preoccupante è l’evidente stress nervoso del leader della Lega, che appare alterato nell’eloquio, e anche affaticato fisicamente. Lo snervante tour elettorale che sta conducendo è sicuramente fondamentale per il suo futuro politico immediato, ma sarebbe bene che Ciccio pensasse anche alla sua salute. Purtroppo la scomparsa delle idee e la politica tutta fatta sul corpo del leader richiedono personalità supercorazzate e Matteo avrebbe bisogno di riposo.

 

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