Archivio per la categoria spettacolo

Guarda “DALLA TELEVISIONE AI SOCIAL” su YouTube

Incontro con Carlo Freccero straordinariamente denso e utile per tornare a guardare la realtà con occhi aperti e liberi.

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Matteo, riposati!

Ho visto la puntata di “Otto e mezzo” con Matteo Salvini. L’impostazione dialettica salviniana è prevedibile e basata su uno schema elementare, molto costruito sulla distrazione, sullo spostamento dell’attenzione su ambiti ben conosciuti e memorizzati (ad esempio la filastrocca sulle cose da fare).
Ma ciò che è più preoccupante è l’evidente stress nervoso del leader della Lega, che appare alterato nell’eloquio, e anche affaticato fisicamente. Lo snervante tour elettorale che sta conducendo è sicuramente fondamentale per il suo futuro politico immediato, ma sarebbe bene che Ciccio pensasse anche alla sua salute. Purtroppo la scomparsa delle idee e la politica tutta fatta sul corpo del leader richiedono personalità supercorazzate e Matteo avrebbe bisogno di riposo.

 

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“La grande bellezza” di Sorrentino e Servillo. Trasparenze.

suora

L’impressione potente che la faccia di Toni Servillo ha prodotto su di me risale a “Le conseguenze dell’amore” di Paolo Sorrentino. E oggi il binomio si è guadagnato l’Oscar. “La grande bellezza” non è una narrazione, ma un ritratto socioculturale di stampo “cafonal”, con sfondo di vedute romane. Indimenticabili alcuni bozzetti: il cardinale di Roberto Herlitzka, la performance della capocciata Leggi il seguito di questo post »

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Venere in pelliccia

Oggi, al cinema Perla, “Venere in pelliccia” di Roman Polanski. Un po’ di sonno, inevitabile, data l’ora, ma il film è un altro pezzo di bravura (ieri sera abbiamo rivisto “Carnage”, un capolavoro). Il tema è il rapporto fra vittima e oppressore (ovviamente ci si rifà al romanzo di Sacher-Masoch, qui attraverso Leggi il seguito di questo post »

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Castellucci: retromarcia ridicola

Per tornare un attimo alle questioni relative al controverso spettacolo di Castellucci, mi sembra da notare la spiegazione data dal regista cesenate circa il liquido che cola sull’immagine di Cristo, alla fine dello spettacolo. Lui dice che è inchiostro, e che è l’inchiostro delle Sacre Scritture. Francamente questa cosa qui mi pare un po’ ridicola. In tutto lo spettacolo non c’è altro che m…a. Lui stesso parlava di “m…a sul volto di Dio” e adesso è diventato l’inchiostro delle Sacre Scritture…

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Sul concetto di m…a nello spettacolo di Castellucci

Io avevo capito che la m…a non c’era, sul volto di Cristo. L’ha detto lui, e anzi sembrava proprio offeso lui, nel rifiutare indignato questa accusa. Ma oggi trovo questa intervista, in cui sembra proprio (a 5’00” e seguenti)parlarne apertamente. Certo, non dice che c’è, o che c’era ad Avignone, ma, insomma, ne parla come di una cosa che appartiene allo spettacolo. Inoltre ho trovato un articolo dei tempi di Avignone, nel quale si racconta che il personaggio del padre, alla fine dello spettacolo, saliva con una scala dietro il telo del volto di Cristo col secchio in mano (il secchio contiene quella cosa lì), e la faceva filtrare proprio da dietro il volto. Insomma: c’è, c’era, non c’è mai stata, ci sarà…

Adesso con questa intervista non so a chi credere: al Castellucci di oggi, a quello dell’intervista? O c’è una coerenza, in tutto questo? Se dicessi di sì, forse sarei offensivo verso Castellucci, e non voglio esserlo.

Se c’è gesto offensivo nei confronti dell’immagine di Cristo, si può parlare di bestemmia senza farne un dramma. Lo è. Lo può essere. I gesti violenti, le accuse verso Dio ci sono sempre state. Non casca il mondo. Un artista deve assumersene la responsabilità. Quello che non mi convince è questa negazione sdegnata: “Io? Io bestemmiare? e quando mai? Anzi, mi indigno con chi l’ha pensato…”

Qualcuno tira in ballo Testori, che è ben altra cosa. Testori non ha mai negato l’offesa a Dio. La spiegava come espressione della disperazione umana. Semplice, no? Invece qui la vedo diversa; forse un po’ tortuosa. Non vi pare?

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Tribute band – originali e fotocopie

Mi stupisce questo fenomeno delle “tribute band”. Anni fa, nei ’70 e ’80, non sarebbero state neanche concepibili, e il pubblico del rock, ricco di duri e puri, pronti a distinguere fra progressive e commerciale, avrebbe relegato, a mio modo di vedere, questo fenomeno in una oscura nicchia di marginalità provinciale.

Oggi, si fanno addirittura le rassegne. A Ravenna, vedo che viene lanciata una “storia del rock” a base di tribute band. Con tutta la stima per i musicisti (ho visto di recente un concerto tributo ai Queen con Lorenzo Campani, e tanto di cappello), non trovo le repliche particolarmente stimolanti, e penso che il proprio talento, se uno ce l’ha, sia meglio indirizzarlo a creare qualcosa di originale, piuttosto che a far fotocopie.

Non sarà che la televisione, creatrice per eccellenza di modelli sottoculturali, è arrivata fin lì?

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