Archivio per la categoria spettacolo

“La grande bellezza” di Sorrentino e Servillo. Trasparenze.

suora

L’impressione potente che la faccia di Toni Servillo ha prodotto su di me risale a “Le conseguenze dell’amore” di Paolo Sorrentino. E oggi il binomio si è guadagnato l’Oscar. “La grande bellezza” non è una narrazione, ma un ritratto socioculturale di stampo “cafonal”, con sfondo di vedute romane. Indimenticabili alcuni bozzetti: il cardinale di Roberto Herlitzka, la performance della capocciata Leggi il seguito di questo post »

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Venere in pelliccia

Oggi, al cinema Perla, “Venere in pelliccia” di Roman Polanski. Un po’ di sonno, inevitabile, data l’ora, ma il film è un altro pezzo di bravura (ieri sera abbiamo rivisto “Carnage”, un capolavoro). Il tema è il rapporto fra vittima e oppressore (ovviamente ci si rifà al romanzo di Sacher-Masoch, qui attraverso Leggi il seguito di questo post »

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Castellucci: retromarcia ridicola

Per tornare un attimo alle questioni relative al controverso spettacolo di Castellucci, mi sembra da notare la spiegazione data dal regista cesenate circa il liquido che cola sull’immagine di Cristo, alla fine dello spettacolo. Lui dice che è inchiostro, e che è l’inchiostro delle Sacre Scritture. Francamente questa cosa qui mi pare un po’ ridicola. In tutto lo spettacolo non c’è altro che m…a. Lui stesso parlava di “m…a sul volto di Dio” e adesso è diventato l’inchiostro delle Sacre Scritture…

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Sul concetto di m…a nello spettacolo di Castellucci

Io avevo capito che la m…a non c’era, sul volto di Cristo. L’ha detto lui, e anzi sembrava proprio offeso lui, nel rifiutare indignato questa accusa. Ma oggi trovo questa intervista, in cui sembra proprio (a 5’00” e seguenti)parlarne apertamente. Certo, non dice che c’è, o che c’era ad Avignone, ma, insomma, ne parla come di una cosa che appartiene allo spettacolo. Inoltre ho trovato un articolo dei tempi di Avignone, nel quale si racconta che il personaggio del padre, alla fine dello spettacolo, saliva con una scala dietro il telo del volto di Cristo col secchio in mano (il secchio contiene quella cosa lì), e la faceva filtrare proprio da dietro il volto. Insomma: c’è, c’era, non c’è mai stata, ci sarà…

Adesso con questa intervista non so a chi credere: al Castellucci di oggi, a quello dell’intervista? O c’è una coerenza, in tutto questo? Se dicessi di sì, forse sarei offensivo verso Castellucci, e non voglio esserlo.

Se c’è gesto offensivo nei confronti dell’immagine di Cristo, si può parlare di bestemmia senza farne un dramma. Lo è. Lo può essere. I gesti violenti, le accuse verso Dio ci sono sempre state. Non casca il mondo. Un artista deve assumersene la responsabilità. Quello che non mi convince è questa negazione sdegnata: “Io? Io bestemmiare? e quando mai? Anzi, mi indigno con chi l’ha pensato…”

Qualcuno tira in ballo Testori, che è ben altra cosa. Testori non ha mai negato l’offesa a Dio. La spiegava come espressione della disperazione umana. Semplice, no? Invece qui la vedo diversa; forse un po’ tortuosa. Non vi pare?

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Tribute band – originali e fotocopie

Mi stupisce questo fenomeno delle “tribute band”. Anni fa, nei ’70 e ’80, non sarebbero state neanche concepibili, e il pubblico del rock, ricco di duri e puri, pronti a distinguere fra progressive e commerciale, avrebbe relegato, a mio modo di vedere, questo fenomeno in una oscura nicchia di marginalità provinciale.

Oggi, si fanno addirittura le rassegne. A Ravenna, vedo che viene lanciata una “storia del rock” a base di tribute band. Con tutta la stima per i musicisti (ho visto di recente un concerto tributo ai Queen con Lorenzo Campani, e tanto di cappello), non trovo le repliche particolarmente stimolanti, e penso che il proprio talento, se uno ce l’ha, sia meglio indirizzarlo a creare qualcosa di originale, piuttosto che a far fotocopie.

Non sarà che la televisione, creatrice per eccellenza di modelli sottoculturali, è arrivata fin lì?

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Lo spettacolo di Castellucci: alcuni documenti ufficiali

Per ragionare sulle cose, bisogna conoscerle. Ecco allora un piccolo contributo di documenti “ufficiali” relativi alla nota vicenda.

Lettera di Andrée Ruth Shammah alle autorità religiose e civili della città di Milano

14 gennaio 2012 – Comunicato dell’Ufficio per le Comunicazioni sociali della Curia arcivescovile di Milano

11 gennaio 2012 – Lettera di P.Giovanni Cavalcoli al Papa

16 gennaio 2012 – Risposta del Vaticano a P.Giovanni Cavalcoli

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Fiorello: scenografia e adrenalina

E bravo Fiorello! Inizio alla grande con Jovanotti, e poi avanti con Roberto Bolle, Roberto Benigni, Pippo Baudo… E’ il fuoriclasse, l’outsider dell’intrattenimento italiano, al punto da farci chiedere se non finirà per sentirsi anche un po’ prigioniero di questo suo ruolo da supervincitore.

A proposito del “super” mi viene in mente anche questa scenografia, giocata sulla grandiosità, e che, proprio per l’obbligo che impone al conduttore di stare in alto, su quella passerella elevata che lui percorre incessantemente avanti e indietro, con gran vorticare di telecamere per terra e per aria, forse finisce per obbligarlo ad assumere il tipico sovratono dall’”a me gli occhi”. E gli spettatori non possono che seguirlo di qua e di là, come in una partita di tennis (la cosa per chi lo guarda in tv è meno rilevante, ma l’effetto arriva).

Forse, allora, la struttura ad arena, col pubblico in alto e gli artisti in basso, al centro, potrebbe limitare la tendenza ai toni gridati, e favorirebbe un clima più sobrio, ma allo stesso tempo più intenso. Che so, un solo faro addosso, e non venti, dieci telecamere, e non quaranta; ma, in compenso, la possibilità di esaltare anche la dimensione più fine del talento di Rosario. Dopo un po’, gli show troppo adrenalinici mi addormentano.

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