Articoli con tag chiesa

Cattocronachette

frate africano

Alla Messa di domenica scorsa, il prete che presiedeva la celebrazione (ce n’era un altro, che concelebrava) era un africano di bell’aspetto, vagamente simile a Martin Luther King, o a qualche attore che non riesco a ricordare (ma, anche se lo ricordassi, non saprei ritrovarne, comunque, il nome). Fisico imponente e capelli cortissimi e brizzolati, con baffetti simili.

So che è un frate francescano, e questo già me lo rende simpatico, per ragioni personali.

Il suo atteggiamento, nella Messa, ma soprattutto nell’omelia e nelle altre parti “parlate” (più o meno “formali”) era improntato a una spigliata familiarità, alla ricerca di un contatto dialogico con i fedeli, che metteva in atto per mezzo di espedienti retorici come ripetute domande, con relative attese di risposte, che giungevano timidissime.

Ma la rivelazione più alta e precisa di questo “stile” si è avuta quando, forse sorpreso per la difficoltà di questo contatto, ha detto, testualmente: “Vedo molte facce tristi, qui davanti. E non va bene, in chiesa.”

Il bello è che l’ha detto con lo stesso tono di quel prete che, in altri tempi e luoghi, apostrofò alcune giovani disapprovandone l’abbigliamento, da lui ritenuto, in quell’occasione, scarsamente adatto al luogo.

“Non va bene (pausa), in chiesa”.

La tristezza, in altri luoghi, è tollerabile, e, forse, comprensibile. In chiesa proprio no.

Un genio.

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Parole sante

Nel brano di Vangelo della Messa di oggi, si ascoltano queste parole, pronunciate da Gesù:

Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

Nel ricordo anche di Carlo Maria Martini, e dei suoi insegnamenti, occorre che la Chiesa si impegni per ritornare all’essenziale, liberandosi anch’essa dai vincoli con i “precetti di uomini”, che sono sempre subdolamente in agguato, nei nostri schemi intellettuali e culturali.

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Chiesa e omosessualità nei media: cercare l’equivoco

Ogni prete o simili che tocca il tasto dell’omosessualità fa notizia. O meglio, ogni contatto mediaticamente sensibile fra il mondo cattolico e il mondo o le tematiche omosessuali fa notizia. E si dirà: “Certo! visto l’oscurantismo imperante sul tema, tuttora perseguito dalla chiesa.” Ma c’è ben di più. A mio avviso ciò che alimenta la “notiziabilià” di questi elementi è un tragico equivoco sulla natura della chiesa e della fede cristiana, che condiziona tutti, sia chi si riconosce nella chiesa stessa, sia chi vi si contrappone. Come definire questo equivoco? E’ difficile, ma credo che abbia a che fare con la differenza che c’è fra un sistema dottrinale e una realtà vivente.

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Giorno della memoria, ed ecologia del linguaggio

Oggi mi è sembrato di cogliere, ascoltando i notiziari della radio, un equivoco: ho sentito che si parlava di “Chiesa”, mentre sarebbe stato corretto dire “Vaticano”.

In pratica, si usano le due parole come sinonimi. Più precisamente, ci si sente legittimati a chiamare “Chiesa” il Vaticano, ma quasi mai si cade nell’errore opposto, e cioè chiamare “Vaticano” la Chiesa.

Si semplifica, dunque, e si ammette l’assegnazione del termine generale a ciò che invece, di quella tale cosa, è semplicemente una espressione formale, per quanto importante.

E questo fatto mi si è intrecciato, nella testa, con quello relativo alla politica, che ho trovato del tutto analogo. E cioè: si assegna il termine “politica” al Parlamento (i costi della “politica”). E anche in questo caso, come nel precedente, non ci si sognerebbe di fare il contrario, cioè di chiamare “Parlamento”, o “parlamentari”, l’attività politica dei militanti o dei simpatizzanti, e chi la svolge.

Semplificazione micidiale. Se da un lato si insegna a stuoli di burocrati la più “correct” delle astrazioni (“utenza” invece che persone, “viabilità” invece che strade, e via precipitando), dall’altro si attaccano marchi tanto generici quanto indelebili a chi esercita un ruolo, come se ruolo e persona fossero tutt’uno. Facile, ovviamente, arrivare a perdere il rispetto per le persone. Tu sei un “politico”? Ti tiro le monetine. Tu sei un cattolico? Mi fai schifo perché stai coi preti pedofili. Tu sei ebreo? Già…

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