Articoli con tag matrimonio

Il “diritto di amare” è una sciocchezza

Nel caso che uno mi sferri un pugno, il mio desiderio “incoercibile” è di togliergli un dente (almeno).

Ma questo mio desiderio è o non è (anche) un “diritto”?

No. Non lo è.

Il diritto è un frutto della civiltà, perché è la civiltà ad aver prodotto l’idea che esista un ordine superiore a quello caratterizzato dal farsi giustizia da sé, e che perciò i conflitti privati si debbano affrontare all’interno di una dimensione pubblica (e perciò riconoscibile).

L’offesa diviene così “reato”, e la società civile lo assume come problema proprio, sollevandomi dall’onere di riparare l’affronto per le vie brevi (anzi, proibendomelo).

Così, come è incivile l’invocazione (ormai tipica) “Vogliamo giustizia” (non siete voi i destinatari della giustizia: lo è la società intera), altrettanto incivile è l’attribuzione del titolo di “diritto” a qualsivoglia, pur lecito (o anche, magari, apprezzabile) desiderio.

Se io anche amassi il mio caro compagno al punto da desiderare di dividere con lui la vita intera, non sarebbe comunque questo mio sentimento a determinare un cambiamento del diritto di famiglia in materia matrimoniale.

Altro, semmai, lo sarebbe. Ma non il mio sentimento e il mio desiderio.

Ci sono matrimoni senza amore, e amori senza matrimonio. Non è il sentimento che fa il diritto, ma la civiltà, la cultura, la politica. Dire “vogliamo poterci amare” è una sciocchezza.

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Trascrizione dei matrimoni omosessuali a Bologna. Campione senza valore?

Bel dibattito tra Sindaco e Prefetto di Bologna sulla “trascrizione” all’anagrafe del matrimonio omosessuale contratto all’estero. Se è vero che si tratterebbe di un atto privo di ogni valore guridico, come lo si può considerare? Un atto dimostrativo? Una provocazione politica? Ma, mi chiedo, un sindaco può dedicare il suo tempo ad atti privi di valore giuridico, o sarebbe invece il caso che li riservasse al suo tempo libero?

Già. Perché se il suo lavoro da sindaco viene dedicato (anche) ad atti non solo privi di valore giuridico, ma anche incidenti sull’operatività e quindi sui costi dell’amministrazione (sebbene irrisori, come, parrebbe, in questo caso), beh, allora si potrebbe avere da ridire.

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I dettagli e le pietre (rotolanti)

pierodellafrancesca

Ma non è forse un’immane perdita di tempo, la nostra, di noi che stiamo qui ad arrovellarci su quisquilie insignificanti come la fecondazione eterologa e il matrimonio omosessuale e se chi esprime in merito opinioni difformi dal mainstream ha o meno legittimazione a partecipare al dibattito politico?

Ma di che cosa stiamo parlando? Quando sappiamo bene che in genere si tratta di gente che dice di credere che un Leggi il seguito di questo post »

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Non c’è laicità senza libertà di opinione

Assodato che i voti sono tutti uguali e ogni cittadino vota liberamente come gli pare e il suo voto vale come quello di tutti gli altri, ci sono opinioni che sembrano potersi bollare come frutto di chissà quali condizionamenti extraterrestri.

Ad esempio, oggi, Leggi il seguito di questo post »

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Il sacramento del matrimonio. Qualche pensiero

Questa mattina, alla Messa, c’era la benedizione di due sposi che ricordavano il 50mo di matrimonio.

La formula, in un certo passaggio, mi ha colpito. Diceva:

“Ricorrendo il 50° anniversario del giorno in cui, mediante il sacramento del matrimonio, congiungeste le vostre vite in un vincolo indissolubile, siete venuti nella casa del Signore… ecc.”

Quello che mi ha fatto molto pensare è stato quel “mediante il sacramento del matrimonio”.

E questo perché mi sto convincendo che il sacramento del matrimonio non è una realtà “esterna”, che scende a santificare, ma è una realtà intrinseca a quel “segno” efficace di cui si è sempre parlato anche nel più semplice dei catechismi, e che, nel caso del matrimonio, è costituito dall’amore dei coniugi.

Il sacramento perciò non è un qualche cosa che giunge a “costruire” il segno efficace, ma è il segno in sé. Semmai, quello che realmente scende è lo Spirito Santo. Ecco, così è: lo Spirito scende sull’elemento, e lo rende sacramento. Il sacramento è il frutto, non lo strumento.

Per questo mi sembra discutibile che venga detto: “mediante il sacramento del matrimonio”.

Che dire? Ad esempio, il battesimo: il mio battesimo è una realtà in atto, non quella cerimonia celebrata ormai 60 anni fa. E così la mia cresima. E così via.

Molti credono che il matrimonio in chiesa sia una specie di “benedizione” del matrimonio, ma si tratta di un’idea aberrante. Il matrimonio non consiste nella sua celebrazione, ma consiste nell’amore fra i coniugi. Poi è giusto e bello che i cristiani lo celebrino nella comunità, con un apposito rito, ma io dico che quando ci sono due persone credenti (uomo e donna, è ovvio) che nella fede si promettono per sempre amore fedele e aperto alla vita, quello è già sacramento in atto, in sé, che magari può venire reso canonicamente valido in sede pubblica, mentre spiritualmente è già in atto.

Mi farò scomunicare…

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Matrimonio civile e religioso. Una falsa alternativa.

L’alternativa, sempre mediaticamente riproposta, fra “matrimonio civile” e “matrimonio religioso” è una falsa alternativa.
Il matrimonio è uno solo, e più rigorosamente lo si definisce come cosa sola, meglio è.
Semplicemente, l’equivoco nasce dalla confusione fra uno stato (lo stato matrimoniale) e un atto (l’atto contrattuale con cui si contrae il matrimonio). Normalmente si dimentica che il matrimonio, fondamentalmente, è uno stato, e ci si riferisce all’atto contrattuale.
Nel nostro mondo cattolico, e in particolare nel regime concordatario che c’è in Italia, si è verificata una grande confusione, perché, nella celebrazione religiosa, che di per sé è puramente spirituale, e tale sarebbe stato molto meglio che restasse, si è inserita anche la dimensione civile. Il prete incorpora le funzioni di ufficiale di stato civile e certifica l’avvenuto matrimonio anche ai sensi della legge civile.
Quindi l’alternativa non esiste. Il matrimonio è sempre e solo civile.
Che cos’è allora quella cerimonia in chiesa col prete e l’abito bianco? E’ la celebrazione con cui i cattolici sanciscono e festeggiano l’apertura della dimensione sacramentale del loro matrimonio.
Quindi, per me, esiste il matrimonio, che è civile ed è uguale per tutti (ovviamente regolato dalle leggi).
Nella fede cattolica (non dico “invece”; dico “poi”) il matrimonio è un sacramento e viene vissuto come tale, e il suo momento iniziale viene celebrato con l’apposito rito.

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Matrimonio, valdesi e superficialità

Intervistato da Radio Radicale in occasione della visita del Papa a Milano per l’Incontro Mondiale delle Famiglie, il pastore valdese Samuele Bernardini affermava questa mattina, marcando la differenza fra impostazione valdese e impostazione cattolica, che “per i cattolici il matrimonio è un sacramento”, ovviamente utilizzando questa affermazione in alternativa con la posizione valdese, secondo cui “il matrimonio è un’istituzione umana”.

Bene, a me questa è sembrata una mistificazione. E mi spiego. Il matrimonio è un’istituzione umana, per quanto “naturale”, anche per i cattolici. Il matrimonio diviene sacramento se contratto fra credenti in Cristo, ma non cessa di essere matrimonio se contratto fra non cristiani. Come istituzione umana e civile, è degno del massimo rispetto ed onore anche da parte dei cattolici. Utilizzare a sproposito e in modo scorretto la categoria del sacramento, da parte di un pastore valdese, mi è sembrato un atto del tutto censurabile.

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