Archivio per la categoria giornalismo

Patrizia Toia e il PD: per “l’Espresso” nomi come insulti

Patrizia Toia

Allora: decidiamo di che cosa parlare qui. Parliamo di un articolo de “l’Espresso”, firmato da Tommaso Cerno e che ha questo titolo: “Il Pd sceglie l’antigay Patrizia Toia in Europa. E allora perché non riprendere la Binetti?”.

Bene: prima di tutto due parole sul fatto. Il fatto è che Patrizia Toia, che ha alle spalle tre legislature a Strasburgo, è stata scelta dal PD come sua capodelegazione al Parlamento Europeo.

Si tratta di persone, si tratta di nomi. Persone che hanno determinate posizioni, come è logico oltreché legittimo.

Ma succede sempre più spesso che quando uno ha un’idea, e magari fa anche politica, si apra nei suoi confronti una sorta di superproduzione di etichette in modalità-insulto: “antigay” (vuol dire che sei contro un determinato disegno di legge), “teodem” (vuol dire che sei cattolico del PD), “omofobo” (vuol dire che sei contro un determinato disegno di legge, c.s.), “personaggio cattolico integralista” (vuol dire che sei cattolico e che sei contro un determinato disegno di legge)”.

Ma un aspetto di questo articolo che sorprende è il recupero in chiave insultante addirittura del nome e cognome di una persona, Paola Binetti, con l’unico scopo di suscitare l’orrore dei lettori, in quello che forse si pensa dovrebbe essere una specie di riflesso condizionato. Al solo nome scatta la reazione del pubblico.

Qualcosa del genere si è avuto, e ormai da parecchio tempo, a proposito di Carlo Giovanardi, che mi pare sia stato un po’ l’antesignano, in Italia, dell’effetto “basta la parola”. Funziona come un gioco: si dice il suo nome, e scatta un moto concorde fra gli astanti, fra il disgusto e la rassegnazione.

In definitiva, si sostituiscono le persone (coi loro nomi) alle idee, e quando un’idea non piace si trasforma il nome della persona in insulto. Una pratica politically correct, laica e liberale.

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Grand Guignol “col Vangelo in mano”

All’origine c’è un fatto. Poi c’è il modo in cui viene percepito. Poi c’è il modo in cui viene raccontato. Poi c’è il modo in cui viene percepito da chi lo ascolta (la giornalista). Poi c’è il modo in cui chi l’ha ascoltato lo racconta a sua volta e lo scrive. E arriviamo qui:
“…In più, mentre ero lì stravolta dal dolore entravano degli attivisti anti aborto con Vangeli in mano e voci minacciose.” Una pennellata religio-horror, tanto per dare più colore al quadro.

http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/03/11/news/io_abbandonata_in_bagno_ad_abortire-80714684/?ref=HREC1-2

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L’arte può servire

Se io mi inventassi un’attività pseudo-artistica e poi ne approfittassi per mettere in atto scemenze od infamie di vario genere, troverei sempre: 1) “la Repubblica” pronta a considerare che le mie siano “provocazioni”, 2) un assessore alla Cultura che si dichiara contrario alla censura, 3) un’opinione pubblica ottusa e acriticamente partigiana (o sei aperto e tollerante, e cioè moderno, o sei talebano e oscurantista, e perciò medievale).

Ho pensato perciò, dato che la mia natura profonda mi porta spesso a infrangere svariati articoli del Codice della strada, di riconvertirmi in “artista veicolare”, e di includere tutta la mia attività automobilistica nella vasta categoria di questa innovativa e provocatoria (!) forma d’arte, da me fondata. Ogni mia bizzarria sarebbe guardata con interesse, susciterebbe dibattiti e, casomai talvolta infrangesse (sempre in modo “controllato” e “responsabile”, garantisco io) qualche articolo del codice, troverebbe sicuramente qualche simpatia nella folta schiera degli “opinionisti”.

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Memoria corta

Che fine hanno fatto Daccò e Antonio Simone, e a che punto è tutta quella faccenda? Anche questa vicenda è vittima delle ondate mediatiche. Ci sono gioni in cui non si parla che di quella determinata notizia, e poi, dopo un po’, tutti se ne dimenticano. Abbiamo la memoria sempre più corta. Ho pensato di inventare una testata, un blog o qualcosa di simile, che si occupi di ripescare le notizie di cui tutti parlano, ma un mese dopo, superata l’ubriacatura. Questo darebbe la possibilità di ragionare con più calma e ponderazione, e magari anche di fornire i primi veri sviluppi della questione. Quante bufale si potrebbero smascherare, quante fiction, quante buffonate e quante sparate mediatiche!

Comunque, mi piacerebbe sapere, almeno, se Daccò e Simone sono ancora in carcere. La cosa non mi farebbe affatto piacere, beninteso. Non auguro la galera a nessuno (sì, avete capito bene…).

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Alfano: “Che scalogna, siamo i primi!”

Alfano si lamenta che Berlusconi sia stato condannato a un anno di reclusione  per la vicenda Fassino-Consorte. Ma non dice che la condanna è ingiusta perché eccessiva o perché il fatto non sussiste. No. Non dice questo. Dice che (riporto da “repubblica.it”) “nessuno è mai stato perseguito e punito per avere divulgato notizie riservate”.

Io penso che, ammesso e non concesso che questo sia vero, prima o poi qualche magistrato che cominci a perseguire anche questo reato ci voleva. Dopo di che, c’è sempre una prima volta. Dove sta il problema? O si lamentano di essere i primi?

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Matrimonio civile e religioso. Una falsa alternativa.

L’alternativa, sempre mediaticamente riproposta, fra “matrimonio civile” e “matrimonio religioso” è una falsa alternativa.
Il matrimonio è uno solo, e più rigorosamente lo si definisce come cosa sola, meglio è.
Semplicemente, l’equivoco nasce dalla confusione fra uno stato (lo stato matrimoniale) e un atto (l’atto contrattuale con cui si contrae il matrimonio). Normalmente si dimentica che il matrimonio, fondamentalmente, è uno stato, e ci si riferisce all’atto contrattuale.
Nel nostro mondo cattolico, e in particolare nel regime concordatario che c’è in Italia, si è verificata una grande confusione, perché, nella celebrazione religiosa, che di per sé è puramente spirituale, e tale sarebbe stato molto meglio che restasse, si è inserita anche la dimensione civile. Il prete incorpora le funzioni di ufficiale di stato civile e certifica l’avvenuto matrimonio anche ai sensi della legge civile.
Quindi l’alternativa non esiste. Il matrimonio è sempre e solo civile.
Che cos’è allora quella cerimonia in chiesa col prete e l’abito bianco? E’ la celebrazione con cui i cattolici sanciscono e festeggiano l’apertura della dimensione sacramentale del loro matrimonio.
Quindi, per me, esiste il matrimonio, che è civile ed è uguale per tutti (ovviamente regolato dalle leggi).
Nella fede cattolica (non dico “invece”; dico “poi”) il matrimonio è un sacramento e viene vissuto come tale, e il suo momento iniziale viene celebrato con l’apposito rito.

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Il tipico giornalismo “pressappoco”, fra “bufere”, “scomuniche”, e borse che “sprofondano”

Non è mica giornalismo. E’ cabaret. Se un giornalista se ne frega della precisione, della competenza rispetto alle cose di cui parla, come si può anche solo pensare che si tratti di giornalismo? Questo accade soprattutto quando si ha a che fare con temi e vicende che riguardano la Chiesa. Ogni benché minima critica a qualcosa diventa una “scomunica”, perché è più pittoresco (a scelta, “anatema”). In questo caso specifico, poi, non si capisce poi perché, per aver criticato l’intervento del prete, la “Chiesa” abbia voluto, di conseguenza, “difendere” il comico. Questo è il giornalismo.

affaritaliani.libero.it - 6 giugno 2012 - ore 17.20

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